Senza istruzione corriamo il rischio di prendere sul serio le persone istruite. G.K.C.

Martedì 19 luglio, presso la Palazzina Azzurra di San Benedetto del Tronto, nell’ambito della manifestazione Piceno d’Autore si è svolta la presentazione del volume Il nome di Dio è Misericordia del vaticanista Andrea Tornielli.
Il giornalista, sollecitato dalle domande del Prof. Fernando Palestini, direttore dell’Ufficio Diocesano per le Comunicazioni Sociali, ha illustrato quello che può essere considerato il leitmotiv del pontificato di Papa Francesco. All’incontro era presente fra il pubblico anche il Vescovo di San Benedetto del Tronto, Mons. Carlo Bresciani.

Tornielli ha spiegato come l’idea di intervistare il Papa sul tema della Misericordia gli sia venuta dopo che il Pontefice ha annunciato il desiderio di voler celebrare il Giubileo straordinario della Misericordia. Poiché Tornielli aveva intervistato già due volte Papa Francesco su temi di attualità e aveva avuto più volte la fortuna di accompagnare il Santo Padre nei viaggi apostolici insieme ad altri giornalisti, egli aveva in un certo senso esaurito le domande di taglio giornalistico e così, dopo il viaggio in Equador, Bolivia e Paraguay ha proposto al Papa l’idea di un libro-intervista nel quale si affrontasse in modo specifico il tema della misericordia.

Tornielli conosceva Bergoglio già da parecchio tempo ed era rimasto affascinato da quella sua paternità spirituale e da quel suo modo di fare dal quale traspare il volto della misericordia di Dio. Su questo tema, secondo Tornielli, c’è stato un crescendo di interesse da parte dei Papi a partire da Giovanni XXIII: non che prima del “Papa buono” il tema della Misericordia fosse sconosciuto, ci mancherebbe, ma è stato necessario ribadirlo, poiché negli ultimi decenni si è assistito a un profondo cambiamento della società che si è lentamente allontanata da un modo di vivere e di pensare se stessa in termini cristiani.

Davanti al tema della misericordia, secondo Tornielli, ci sono due possibili atteggiamenti, prima ancora umani che cristiani: da una parte c’è chi in modo umile si lascia interrogare dalla vita e dall’altra chi si erge su un piedistallo per giudicare. Si tratta di prospettive che si sono ben cristallizzate nei vangeli e che vedono l’azione di Gesù contrapposta a quella dei farisei. Sono atteggiamenti mentali che continuano a sopravvivere anche al tempo di oggi. Secondo il giornalista è certo che se ognuno di noi guardasse con onestà se stesso, non si potrebbe fare a meno di riconoscersi bisognosi della misericordia di Dio.

E proprio sul tema della misericordia, il Papa incontra delle resistenze, anche all’interno del mondo ecclesiale. Secondo Tornielli, un certo tipo di resistenze al Papa sono “fisiologiche”, poiché rientrano nella natura delle cose, essendoci parecchie divergenze fra persona e persona. Anche Papi come Giovanni XXIII, Paolo VI e Giovanni Paolo II hanno dovuto fare i conti, se così si può dire, con il fronte interno e pertanto sarebbero da evitare certe semplificazioni giornalistiche che tendono a presentare Papa Francesco quasi come fosse il primo Papa della storia che si imbatte in tali dinamiche. Quello che però colpisce nel caso di Papa Francesco è che coloro che storcono il naso davanti al suo ministero e alla sua azione pastorale replicano in un certo senso le incomprensioni e le ostilità degli oppositori di Gesù.

Si potrebbero fare numerosi esempi a tal proposito. Nel libro si riporta quello di una donna, madre di due figli che, non riuscendo a lavorare in maniera continuativa, e impossibilitata a garantire ai suoi figli di che vivere, si era avviata sulla strada della prostituzione. Bergoglio, che allora era un semplice prete, conoscendo la sua situazione, aveva cercato di aiutarla materialmente fornendole dei pacchi di cibo. Un giorno, questa donna si presentò al futuro Papa, ringraziandolo non solo per l’aiuto offerto, ma perché in tutto quel tempo non aveva mai smesso di chiamarla “Signora”, non facendole mai mancare la sua dignità di essere umano.

Tornielli si è poi soffermato su altri temi che ritornano spesso nelle parole di Papa Francesco come quello della distinzione fra peccato e corruzione. Il vaticanista ha sottolineato come la parola corruzione nel pensiero del Pontefice non si riferisca al denaro, alla gravità del peccato o alla sua frequenza, ma alla realtà di chi, non riconoscendosi peccatore bisognoso della misericordia di Dio, eleva il proprio peccato a sistema

Infine, il giornalista si è domandato come il cristiano non possa avere uno sguardo di compassione verso il forestiero e l’immigrato, visto che il suo Dio ha fatto entrambe le esperienze, poiché Gesù a causa dell’egoismo è nato in una stalla e a causa della cattiveria di Erode è dovuto emigrare in Egitto, che per fortuna non aveva eretto i muri come alcuni paesi cristiani dell’Europa dell’Est. Non si tratta di fare considerazioni di carattere politico, ma di attingere dalla sapienza del Vangelo. In tal senso, misericordia e perdono hanno una valenza politica e sociale.

Share