Senza istruzione corriamo il rischio di prendere sul serio le persone istruite. G.K.C.

Nicola Rosetti

Introduzione

Gentili genitori, anche se il testo che segue è piuttosto lungo, vi invito a leggerlo con attenzione, poiché riguarda importanti aspetti dell’ora di Religione Cattolica (IRC) che i vostri figli frequenteranno. L’idea di rivolgermi a voi all’inizio dell’anno scolastico mi è stata suggerita dall’esperienza, poiché vorrei evitare inutili e sterili polemiche che ogni anno puntualmente si ripresentano, che altro non fanno che minare il sereno svolgimento delle attività didattiche e che possono essere risolte se i genitori sono preventivamente informati su cosa è l’IRC e cosa si svolge durante questa ora.

Che cos’è l’IRC e perché studiarla a scuola

Come dice il nome stesso della materia, l’IRC è una materia confessionale (cioè impartita secondo gli insegnamenti della Chiesa Cattolica), tuttavia è laico il modo di insegnarla. Cosa significa ciò? Che può frequentare l’IRC qualsiasi alunno, in maniera indipendente dal suo credo religioso. Infatti, il fine dell’IRC non è quello di formare credenti (come avviene con il catechismo), ma di aiutare gli alunni a conoscere la religione cattolica, che è parte integrante del patrimonio storico, artistico e culturale dell’Italia e dell’Europa.
La religione cristiana ha plasmato la cultura occidentale che diventa difficilmente comprensibile se si è a digiuno dei più elementari contenuti della religione cattolica: è possibile pensare la Divina Commedia di Dante o i Promessi Sposi di Manzoni, il Giudizio Universale di Michelangelo o la Vocazione di San Matteo di Caravaggio fuori dal contesto del Cristianesimo? Evidentemente no! Scopo dell’IRC sarà quello di fornire agli studenti tutti gli opportuni strumenti per comprendere la realtà secondo le categorie proprie della Religione Cattolica. L’IRC sarà costantemente legato a tutte le altre discipline, in maniera tale da svilupparsi armonicamente assieme ad esse. In particolare, si lavorerà in stretto rapporto con i docenti dell’area umanistica (lettere, storia e geografia), di quella scientifica (matematica e scienze) e artistica (arte e musica) al fine di mostrare quali contributi culturali abbia apportato il cristianesimo in ogni singola disciplina.

IRC e visite didattiche

Ogni anno saranno almeno due le uscite che riguarderanno lezioni svolte in classe. Infatti, in termini generali, ogni uscita sarà preceduta da alcune lezioni introduttive e agli alunni sarà chiesto di essere le guide turistiche di se stessi, alla luce di quanto appreso in classe. Ecco i luoghi che visiteremo durante i tre anni:
Prima media: San Clemente/San Giovanni in Laterano, battistero lateranense, Santa Croce in Gerusalemme
Seconda media: Santa Maria Maggiore, Santa Prassede/Sant’Ignazio, il Nome di Gesù e San Luigi dei Francesi
Terza media: i Musei Vaticani

La scelta di avvalersi o meno dell’IRC

La scelta di avvalersi o meno dell’IRC è effettuata all’atto di iscrizione ed è valida per tutto l’anno scolastico: non è possibile richiedere di modificare la scelta in corso d’anno, sia per motivi organizzativi, sia per rispetto del lavoro dell’insegnante che ha avviato un lavoro per ogni singolo alunno.
È assolutamente errato parlare di “esonero”: si viene esonerati da una materia impartita in maniera obbligatoria (ad esempio da Scienza Motorie e Sportive per motivi di salute debitamente certificati). Per quanto riguarda l’IRC si parla di “avvalentesi” e “non avvalentesi” in quanto è la famiglia che sceglie, appunto, se avvalersi o meno di tale insegnamento. Una volta scelto di avvalersi, l’IRC diventa una materia curricolare come tutte le altre, con pari dignità educativa e culturale. L’insegnante di Religione Cattolica ha tutti i diritti e i doveri degli altri insegnanti e, essendo parte integrante del Consiglio di Classe, concorre alla fine dell’anno alla promozione o alla non promozione degli alunni che si avvalgono di tale materia.

Rapporti con l’insegnante

La collaborazione dei genitori con l’insegnante è un elemento indispensabile per la buona riuscita delle attività didattiche. Al fine di impostare i rapporti nella forma più corretta possibile, ogni volta che si presenta un dubbio, una perplessità, una richiesta di chiarimento, sarà necessario contattare il sottoscritto per richiedere un colloquio.
Risulta ad esempio del tutto sgradevole e scorretto che, per banali incomprensioni, del tutto risolvibili tramite colloquio, si faccia richiesta di parlare col preside, il quale, giustamente, per il ruolo che ricopre, non è tenuto a sapere ciò che accade in classe per quanto riguarda la didattica.
Risulta anche poco piacevole che questioni personali vengano trattate su social network come Whatsapp o simili o che, per le stesse, si mandino avanti i rappresentanti di Classe i quali, come dice il nome stesso, rappresentano gli interessi generali della classe e non sono i portavoce dei singoli genitori.
Pertanto, poiché è compito degli insegnanti aiutare gli alunni nella loro crescita e affiancare i genitori nel loro primario diritto educativo, le signorie vostre sono caldamente invitate a istaurare un clima sereno e collaborativo evitando contrapposizioni e proteste che, rivelandosi spesso pretestuose e infondate, si ripercuotono negativamente prima di tutto sugli alunni.

Il materiale che occorre per svolgere l’IRC

Il libro di testo (il cui costo di aggira attorno ai 18 euro) è sostituito dal materiale cartaceo che gli alunni dovranno di volta in volta scaricare, stampare e incollare sul quaderno di Religione Cattolica (un quaderno grande a righe che dovrà essere conservato per tutti e tre gli anni). Chi è in possesso di una stampante potrà stampare il materiale a casa. Chi invece non è provvisto di stampante dovrà recarsi in una fotocopisteria col file da stampare salvato su una chiavetta. Le fotocopie possono essere tranquillamente stampate in bianco e nero. La spesa massima in un anno per questo tipo di lavoro è di 3 euro.
Le fotocopie in formato digitale saranno disponibili sul mio sito internet (www.nicolarosetti.it) e gli alunni saranno avvisati ogni volta attraverso la piattaforma Edmodo.

La classe virtuale con l’app Edmodo

Edmodo è un’app dedicata all’apprendimento. Gli alunni, dopo aver ricevuto il vostro consenso, si registreranno a questa piattaforma, creando un account (Username e Password). Il sistema è assolutamente protetto, in quanto gli alunni, una volta registrati, non potranno essere contattati da altre persone (per intenderci, non è possibile chiedere l’amicizia, come avviene su Facebook). Gli alunni non potranno comunicare fra di loro (Edmodo non è una chat come Whatsapp). Il sistema invece dà la possibilità di comunicare con l’insegnante, tuttavia nessun tipo di risposta verrà fornita dal sottoscritto, poiché ogni tipo di chiarimento su lezioni e compiti deve avvenire in classe. Gli alunni riceveranno dunque il materiale sul gruppo classe oppure dovranno rispondere a dei quiz (tutti i dati raccolti saranno utilizzati solo ed esclusivamente in ambito didattico, sono protetti e non verranno divulgati in nessun modo). Tutte le comunicazioni che riguardano l’IRC (ivi compresi la comunicazione dell’orario di ricevimento, avvisi di uscite didattiche, ecc.) avverranno tramite Edmodo.
Ecco riportati i principali benefici che si possono trarre dall’utilizzo della classe virtuale:
– La possibilità di inviare compiti e comunicazioni attraverso l’app fa risparmiare tempo in classe. Per l’insegnante di Religione Cattolica, che ha 60 minuti contati a settimana (che diventano 50 per gli alunni che hanno l’IRC ridosso della ricreazione), anche il risparmio di un paio di minuti è prezioso!
– Specialmente per gli alunni delle classi prime, i compiti arrivano in maniera chiara e puntuale
– La piattaforma Edmodo permette la condivisione di link, foto e video che possono essere utili per l’apprendimento e rendono la materia sempre viva e attenta a ciò che accade
– Il linguaggio digitale è oggi il linguaggio dei ragazzi. La classe virtuale permette di veicolare i contenuti didattici in modo comprensibile ed adeguato alle giovani generazioni
– Edmodo permette all’insegnante di avere un quadro sullo svolgimento dei compiti, sulla loro periodica esecuzione e sui loro risultati raggiunti
– I genitori avranno la possibilità di seguire di volta in volta le attività didattiche

Utilizzo del cellulare per finalità didattiche

Per quanto riguarda l’eventuale utilizzo del cellulare in classe per ricerche didattiche è importante ricordare che
– Il cellulare non verrà utilizzato durante tutte le lezioni
– L’uso del cellulare è consentito solo ed esclusivamente su richiesta dell’insegnante
– Il telefono deve essere appoggiato al tavolo, come se si stesse utilizzando un tablet o un pc
– Gli alunni che faranno uso scorretto del cellulare, verranno segnalati sul registro di classe e, se in seguito persisteranno, potranno anche essere sospesi per un giorno dalle lezioni
– Il cellulare dovrà essere tassativamente spento quando richiesto dal docente

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L’anno scolastico è ormai avviato in tutte le regioni d’Italia e questo è forse il momento più opportuno per svolgere la riflessione che ora proponiamo. Ci si interroga spesso su quanto sia adeguato il nostro sistema scolastico nella preparazione degli alunni sia in ambito umanistico che scientifico. Più rara è la riflessione sui contenuti religiosi che la scuola, sia pur da un punto di vista laico, offre. Riflessione che è comunque ineludibile, visto che il cristianesimo, senza ignorare gli apporti di altri fattori, costituisce l’alfabeto della cultura italiana ed europea.

Non vogliamo parlare dell’ora di religione, ma del peso che la religione ha nelle altre discipline. Se si guarda con obiettività ai contenuti religiosi presenti in maniera trasversale nelle diverse discipline, il quadro è piuttosto desolante. Infatti, il clima culturale, non particolarmente favorevole al cristianesimo, non aiuta i ragazzi a formarsi un’idea completa su problematiche di tipo religioso.

Proviamo ad addentrarci nello specifico. Si potrebbe partire dall’ambito storico. Gli alunni italiani studiano abbastanza bene il Concilio di Trento e ciò che è legato alla Controriforma, ma, al termine del loro percorso scolastico, molto difficilmente avranno sentito anche solo nominare il Concilio Vaticano II. Ciò inevitabilmente porta ad avere una visione della Chiesa che non corrisponde alla realtà di oggi. Per fortuna, invece, in sede storica, al monachesimo è sempre riconosciuto un ruolo fondamentale nella conservazione della cultura durante il Medioevo.

Per quanto riguarda il contributo che il cristianesimo ha offerto alla nascita e alla crescita della scienza, esso è praticamente ignorato. Sebbene una moltitudine di uomini di Chiesa, chierici e laici, si siano occupati di scienze, nell’immaginario dei nostri ragazzi rimangono impressi solo quei momenti in cui fra scienza e fede ci sono stati dei contrasti, come nel caso Galilei o nella questione dell’evoluzione.

La quasi totalità degli studenti ritiene che i brani della genesi e le teorie scientifiche sull’origine dell’universo siano in assoluto contrasto, ignorando che la teoria del Big Bang sia stata formulata dal sacerdote belga Georges Lemaître. Si dica la stessa cosa per quanto riguarda l’eliocentrismo, riscoperto nel XVI secolo da un altro ecclesiastico, Nicolò Copernico.

Passando al campo delle arti figurative, il ritorno di un nuovo analfabetismo religioso rende a volte non completamente fruibili le opere d’arte sacra. I manuali magari si soffermano abbondantemente sui materiali utilizzati, sulle tecniche di realizzazione, ma raramente si interessano alle concezioni religiose che hanno dato vita a quelle espressioni artistiche. Un tale approccio risulta oggettivamente mutilo: non è possibile ignorare che quelle opere furono commissionate da ecclesiastici al fine di istruire il popolo e di alimentare in esso la devozione. Non è poi così raro trovare alunni che nel loro percorso scolastico non abbiano mai messo piede in una chiesa durante una gita!

Le cose vanno forse un po’ meglio nel campo della letteratura. Il Cantico delle creature viene in modo unanime riconosciuto come uno dei primi testi della lingua italiana. I due giganti della letteratura italiana, Dante e Manzoni, obbligano a misurarsi con delle concezioni religiose. Tuttavia, non di rado, le questioni espressive e stilistiche prevalgono sui contenuti, sulle domande di senso che questi autori gridano.

Sono quasi totalmente ignorati gli autori contemporanei che nella loro produzione letteraria si sono misurati con questioni attinenti alla fede, con la conseguenza che si ingeneri l’idea tali problematiche siano relegate al passato e l’uomo di oggi non si curi della dimensione religiosa.

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Martedì 19 luglio, presso la Palazzina Azzurra di San Benedetto del Tronto, nell’ambito della manifestazione Piceno d’Autore si è svolta la presentazione del volume Il nome di Dio è Misericordia del vaticanista Andrea Tornielli.
Il giornalista, sollecitato dalle domande del Prof. Fernando Palestini, direttore dell’Ufficio Diocesano per le Comunicazioni Sociali, ha illustrato quello che può essere considerato il leitmotiv del pontificato di Papa Francesco. All’incontro era presente fra il pubblico anche il Vescovo di San Benedetto del Tronto, Mons. Carlo Bresciani.

Tornielli ha spiegato come l’idea di intervistare il Papa sul tema della Misericordia gli sia venuta dopo che il Pontefice ha annunciato il desiderio di voler celebrare il Giubileo straordinario della Misericordia. Poiché Tornielli aveva intervistato già due volte Papa Francesco su temi di attualità e aveva avuto più volte la fortuna di accompagnare il Santo Padre nei viaggi apostolici insieme ad altri giornalisti, egli aveva in un certo senso esaurito le domande di taglio giornalistico e così, dopo il viaggio in Equador, Bolivia e Paraguay ha proposto al Papa l’idea di un libro-intervista nel quale si affrontasse in modo specifico il tema della misericordia.

Tornielli conosceva Bergoglio già da parecchio tempo ed era rimasto affascinato da quella sua paternità spirituale e da quel suo modo di fare dal quale traspare il volto della misericordia di Dio. Su questo tema, secondo Tornielli, c’è stato un crescendo di interesse da parte dei Papi a partire da Giovanni XXIII: non che prima del “Papa buono” il tema della Misericordia fosse sconosciuto, ci mancherebbe, ma è stato necessario ribadirlo, poiché negli ultimi decenni si è assistito a un profondo cambiamento della società che si è lentamente allontanata da un modo di vivere e di pensare se stessa in termini cristiani.

Davanti al tema della misericordia, secondo Tornielli, ci sono due possibili atteggiamenti, prima ancora umani che cristiani: da una parte c’è chi in modo umile si lascia interrogare dalla vita e dall’altra chi si erge su un piedistallo per giudicare. Si tratta di prospettive che si sono ben cristallizzate nei vangeli e che vedono l’azione di Gesù contrapposta a quella dei farisei. Sono atteggiamenti mentali che continuano a sopravvivere anche al tempo di oggi. Secondo il giornalista è certo che se ognuno di noi guardasse con onestà se stesso, non si potrebbe fare a meno di riconoscersi bisognosi della misericordia di Dio.

E proprio sul tema della misericordia, il Papa incontra delle resistenze, anche all’interno del mondo ecclesiale. Secondo Tornielli, un certo tipo di resistenze al Papa sono “fisiologiche”, poiché rientrano nella natura delle cose, essendoci parecchie divergenze fra persona e persona. Anche Papi come Giovanni XXIII, Paolo VI e Giovanni Paolo II hanno dovuto fare i conti, se così si può dire, con il fronte interno e pertanto sarebbero da evitare certe semplificazioni giornalistiche che tendono a presentare Papa Francesco quasi come fosse il primo Papa della storia che si imbatte in tali dinamiche. Quello che però colpisce nel caso di Papa Francesco è che coloro che storcono il naso davanti al suo ministero e alla sua azione pastorale replicano in un certo senso le incomprensioni e le ostilità degli oppositori di Gesù.

Si potrebbero fare numerosi esempi a tal proposito. Nel libro si riporta quello di una donna, madre di due figli che, non riuscendo a lavorare in maniera continuativa, e impossibilitata a garantire ai suoi figli di che vivere, si era avviata sulla strada della prostituzione. Bergoglio, che allora era un semplice prete, conoscendo la sua situazione, aveva cercato di aiutarla materialmente fornendole dei pacchi di cibo. Un giorno, questa donna si presentò al futuro Papa, ringraziandolo non solo per l’aiuto offerto, ma perché in tutto quel tempo non aveva mai smesso di chiamarla “Signora”, non facendole mai mancare la sua dignità di essere umano.

Tornielli si è poi soffermato su altri temi che ritornano spesso nelle parole di Papa Francesco come quello della distinzione fra peccato e corruzione. Il vaticanista ha sottolineato come la parola corruzione nel pensiero del Pontefice non si riferisca al denaro, alla gravità del peccato o alla sua frequenza, ma alla realtà di chi, non riconoscendosi peccatore bisognoso della misericordia di Dio, eleva il proprio peccato a sistema

Infine, il giornalista si è domandato come il cristiano non possa avere uno sguardo di compassione verso il forestiero e l’immigrato, visto che il suo Dio ha fatto entrambe le esperienze, poiché Gesù a causa dell’egoismo è nato in una stalla e a causa della cattiveria di Erode è dovuto emigrare in Egitto, che per fortuna non aveva eretto i muri come alcuni paesi cristiani dell’Europa dell’Est. Non si tratta di fare considerazioni di carattere politico, ma di attingere dalla sapienza del Vangelo. In tal senso, misericordia e perdono hanno una valenza politica e sociale.

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Lunedì 18 luglio presso la Palazzina Azzurra di San Benedetto del Tronto, il prof. Vito Mancuso ha presentato il suo volume Dio e il suo destino. Questo è stato il secondo incontro, dopo quello avvenuto presso il Circolo Nautico Sambenedettese col filosofo Massimo Cacciari, nell’ambito della manifestazione Piceno d’Autore, evento organizzato dall’associazione culturale I Luoghi della Scrittura che quest’anno ha come filo conduttore il tema L’uomo, il divino, il sacro.

Rispetto all’intervento di Cacciari, quello di Mancuso è stato altrettanto erudito, ma meno pregno di significato, al di là delle intenzioni dell’autore. Nel suo discorso, ricco di numerose citazioni di filosofi e teologi, Mancuso ha ribadito l’importanza della religione come orizzonte di senso per la vita dell’uomo e della società, perché, laddove manca una visione condivisa sul senso dell’esistenza, si verifica un declino della civiltà, come quello che si sta verificando oggi in Europa, per certi versi molto simile a ciò che accadde all’antica Roma.

In tale contesto, si situa la pretesa dell’autore di ripensare, e in un certo senso di rifondare, il sistema di pensiero del cristianesimo, che, secondo lo stesso, non è stato in grado di risolvere teoreticamente il problema del male. Infatti, secondo Mancuso, a livello speculativo, il problema del male si pone solo nel cristianesimo, poiché, mentre in altre esperienze religiose si risolve ricorrendo al volontarismo divino, oppure al fatalismo, oppure alla sua relativizzazione (quello che è male per me è bene per un altro). Al contrario, nel cristianesimo, sarebbe difficile conciliare l’onnipotenza di Dio, la sua provvidenza e la presenza del male nel mondo.

Nonostante i vari esercizi di retorica, il Prof. Mancuso, dopo aver diagnosticato quello che secondo lui sarebbe il problema dei problemi del cristianesimo, non è riuscito ad abbozzare una proposta risolutiva.

L’opera di Mancuso viene presentata, specialmente da chi non mastica di teologia, come quella di un teologo con idee innovative e audaci. In realtà si fa fatica ad iscrivere la sua produzione nell’ambito della teologia, se per questa si intende, in senso classico, una riflessione su Dio a partire dai dati della Rivelazione (Tradizione e Sacra Scrittura). Quella di Mancuso infatti è tutta una speculazione sul senso dell’esistenza a partire dalla sola ragione e dunque attiene alla filosofia più che alla teologia. In tal senso è indicativo che durante tutta la serata non sia quasi mai stato citato Gesù Cristo.

Inoltre è difficile parlare di intuizioni innovative se si è ascoltata con attenzione, ad esempio, la posizione di Mancuso sul destino dell’anima. Questa, secondo il professore, è la parte migliore dell’essere umano e sopravviverà al contrario del corpo. Ma questa affermazione altro non è che quella della Gnosi, la prima eresia combattuta e condannata dalla Chiesa.

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Fotografia Silvio VenieriSAN BENEDETTO DEL TRONTO – L’associazione culturale I Luoghi della Scrittura ha organizzato per il settimo anno consecutivo Piceno d’Autore. All’interno dell’evento, nella sezione L’uomo, il divino, il sacro insigni personaggi rifletteranno su varie tematiche religiose. Già il 12 luglio, il filosofo Massimo Cacciari ha riflettuto sul concetto di sacro. Fra gli altri segnaliamo Vito Mancuso, che il 18 luglio presenterà Dio e il suo destino; il vaticanista Andrea Tornielli che presenterà il 19 luglio il libro-intervista a Papa Francesco Il nome di Dio è Misericordia; il genetista Edoardo Boncinelli che presenterà il suo volume Contro il Sacro. Perché le fedi ci rendono stupidi. Per conoscere meglio finalità e obiettivi del ciclo L’uomo, il divino, il sacro, abbiamo intervistato l’Avv. Silvio Venieri, Segretario de I Luoghi della Scrittura.

Come mai la vostra associazione ha scelto di proporre quest’anno un tema così impegnativo in piena estate?

L’atteggiamento rilassato che è permesso vivere durante la stagione estiva può costituire una condizione propizia per dedicarsi all’approfondimento di temi impegnativi, che rischiano di essere trascurati a causa degli affanni quotidiani. Ritengo che non sia concepibile definire un’antropologia dell’uomo senza considerare la dimensione del divino e del sacro, con una valenza pregna di implicanze anche nella nostra contemporaneità; allora, si potrebbe ribaltare la domanda: perché mai non occuparsi del rapporto che l’uomo vive con il concetto del divino e del sacro ?

La prima serata che ha visto come protagonista il Prof. Cacciari è stato un assoluto successo con una straordinaria partecipazione di pubblico. Secondo lei è stato un nome così importante a richiamare così tante persone o c’è un reale interesse verso il tema del sacro e della religiosità?

Sicuramente il Prof. Massimo Cacciari costituisce una personalità di grande richiamo, ma, a parte la folta partecipazione di pubblico, quello che più conta in termini di soddisfazione per noi organizzatori dell’Associazione I Luoghi della Scrittura è aver riscontrato un clima di grande attenzione e concentrazione nell’uditorio. Raccogliendo le impressioni dei presenti, mi ha colpito la capacità di penetrazione che hanno avuto soprattutto le considerazioni svolte in riferimento alla figura di Gesù, trattata dal prof. Cacciari partendo dall’ottica storico-filologica e non su presupposti di fede, come ha spiegato lo stesso.

Scorrendo i nomi degli invitati sembra che ci sarà sul tema una polifonia di voci…

Abbiamo riscontrato che gli autori in questione, di sicuro spessore e con una fama già diffusa, avevano avuto modo nei loro ultimi lavori di trattare argomenti collegabili al tema della rassegna, non solo Mancuso, Tornielli, Boncinelli, con i loro saggi, ma anche Paolo Di Paolo, che, con la sua opera di narrativa Una storia quasi solo d’amore, ha modo di delineare la figura di una donna, co-protagonista del romanzo, che vive la sua esperienza di fede all’interno della Chiesa Cattolica all’epoca di Papa Francesco. Lo stesso scrittore ha riconosciuto che il tema prescelto si attagliava benissimo alla storia narrata nel suo libro.

Si parla di Sacro, ma non c’è una figura religiosa. Si tratta di una scelta mirata?

Il nome di Dio è Misericordia di Andrea Tornielli, come è noto, è un intervista a Papa Francesco sulla misericordia, per cui l’opera si dipana intorno al pensiero del Sommo Pontefice.
Non può disconoscersi che la teoria e la pratica della religione non possano ritenersi monopolio esclusivo dei religiosi appartenenti agli ordini ecclesiastici, ma che siano sicuramente patrimonio anche del cosiddetto “mondo laico”. Così come non si può negare che vi sia una religiosità popolare che bordeggia tra il sacro e il profano, come ci spiegherà, in relazione alle esperienze che fanno capo al nostro territorio, la prof.ssa Benedetta Trevisan in un altro incontro previsto in programma.

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imageSAN BENEDETTO DEL TRONTO – Il filosofo Massimo Cacciari ha onorato con la sua presenza, per la terza volta consecutiva, l’estate sambenedettese. Il professore infatti è stato ospite del Circolo Nautico Sambenedettese nell’ambito della serata inaugurale della manifestazione Piceno d’Autore, che quest’anno ha come tema L’uomo, il sacro e il divino. L’incontro è stato introdotto da Mimmo Minuto, proprietario della libreria La Bibliofila e organizzatore di molti fra i più significativi eventi culturali in città, dall’Avv. Silvio Venieri, membro dell’associazione culturale I Luoghi della Scrittura, e dal Dott. Giovanni Desideri.

Il professor Cacciari ha intrattenuto per circa un’ora il numeroso pubblico sul tema del sacro. Analizzando il termine da un punto di vista etimologico, il filosofo ha fatto notare come nell’antica Grecia esistessero due termini distinti per indicare il sacro: hieron e aghios. Con il primo termine si esprime ciò che ci appare con una forza e con un vigore tali che ci fanno riconoscere il divino, qualcosa di altro rispetto all’umano, sul quale l’uomo non ha potere. Caratteristica di ciò che è hieron è la sua visibilità.

Al contrario, aghios è ciò che viene escluso dalla vista, che si cela, che si nasconde nella parte più intima del sacello del tempio. Per rendere l’idea, si può far riferimento al culto ortodosso, dove la celebrazione eucaristica avviene dietro l’iconostasi, sottratta allo sguardo dei fedeli. All’origine dunque, fra sacro-hieron e sacro-aghios esisteva una dualità di opposizione fra l’una e l’altra realtà.

Il filosofo si è dunque domandato in che modo il sacro, così definito, impatti con le nostre vite. Non è forse vero che l’uomo moderno abbia sempre più voglia di vedere e provi un senso di orrore verso ciò che si sottrae al suo sguardo?

Sembrerebbe dunque che l’uomo di oggi non abbia alcun rapporto col sacro inteso come aghios, come sacer. Eppure questo modo di percepire il sacro si perpetua nella nostra odierna civiltà quando, sicuramente in modo differente rispetto al passato, continuiamo ad espellere, ad escludere, a mettere fuori.

In tale contesto si inserisce il discorso dirompete dell’evento cristiano che si qualifica come sacro hieron. Infatti, tutta la testimonianza evangelica ci porta a vedere nell’avvento di Cristo, qualcosa di vivo, di potente, che scuote dal profondo, hieron appunto. In fin dei conti, secondo Cacciari, tutta la vita di Cristo può essere letta come una lotta verso il sacer, verso ogni forma di sacralità. Egli non vuole nulla di segreto, di arcano, di celato, ma, al contrario, tutto dice con parresia (=franchezza). Il Vangelo di Gesù è per natura contro la Gnosi, cioè contro quel fenomeno religioso che si esprime in un ristretto numero di adepti, che si considerano illuminati e unici detentori della verità.
C’è qualcosa di inaudito nel messaggio di Gesù, e cioè che egli identifichi se stesso con verità: egli che è un uomo, sta lì a dire che la verità non è un concetto, ma una persona. Cristo dice di essere la verità, nel senso etimologico della parola greca aletheia (composta da alpha privativo e letheia=nascondimento) e dunque uno che non tiene nascosta, la verità ma che la svela.

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Venerdì 27 maggio, presso il centro Biancazzurro si è svolta la presentazione del libro L’Amore che guarisce, di Giulia Ciriaci e Ascenza Mancini che hanno presentato al numeroso e variegato pubblico l’esperienza di vita e di fede di Francesco Vittorio Massetti, sacerdote sambenedettese tanto grande quanto purtroppo sconosciuto. Le autrici hanno così tratteggiato la figura di don Vittorio, un vero profeta che ha anticipato con la sua vita e le sue opere quanto sarebbe poi sbocciato col Concilio Vaticano II: basti pensare al tema della chiamata universale alla santità, all’importanza data ai laici e in particolar modo alle donne, alla proposta di vita comunitaria per i sacerdoti. Queste intuizioni hanno preso consistenza a partire dal binomio che più ha connotato la sua esistenza: l’affidamento alla Provvidenza e la gratuità dell’azione svolta a favore degli ultimi.

L’incontro è stato impreziosito dalla presenza di don Gianni Anelli, canonico penitenziere della Cattedrale di San Benedetto del Tronto, che ha conosciuto don Vittorio ed è rimasto influenzato dal suo carisma. Durante il suo intervento, don Gianni ha espresso tutta la sua gratitudine alle autrici per questo volume che restituisce alla Chiesa la figura di don Vittorio nella sua interezza. Don Gianni è stato la fonte alla quale le autrici hanno attinto per riportare alla luce la figura di don Vittorio e l’anziano sacerdote si è prestato a questo lavoro sentendolo come una sorta di debito verso don Vittorio.

Al prof. Giancarlo Brandimarte e a Giuseppe Gregori sono stati affidate le letture di alcuni brani che hanno consentito ai partecipanti una più diretta introduzione nel vissuto di questo sacerdote chiamato “Vitto” dai sambenedettesi, “Franz” dagli studenti del collegio Augustinianum della Cattolica a Milano di cui è stato direttore, nome quest’ultimo che gli era stato dato dal Beato Piergiorgio Frassati, suo compagno di studi universitari.

Ma la figura di don Vittorio, così come è tratteggiata nel libro, ha da dire ancora qualcosa alla gente di oggi oppure quella delle autrici è una semplice rievocazione storica? Questa è la domanda che Giulia Ciriaci e Ascenza Mancini hanno fatto all’inizio dell’incontro e che ha accompagnato l’intera presentazione. Alla fine la risposta è venuta da sola: la vita dell’uomo, prima ancora che del sacerdote, è stata tutta poggiata su Cristo e pertanto essa risulta vera, autentica e capace dunque di valicare i limiti del tempo.

Al termine della serata ha preso la parola il vescovo Mons. Carlo Bresciani che ha detto come la storia narrata nel libro gli abbia consentito di ripercorrere alcuni momenti della sua vita e di poterli ricollegare alla figura di don Vittorio. Infatti, don Vittorio, che sotto il pontificato di Pio XII era stato condannato dal Sant’Uffizio, recuperò la pienezza del sacerdozio sotto Paolo VI, ma preferì trasferirsi a Brescia presso l’amico don Re, prete che l’allora giovane sacerdote Carlo Bresciani frequentava. Ora, improvvisamente, Mons. Bresciani è riuscito a dare un nome a quel sacerdote anziano e spesso silenzioso che gli vedeva accanto: si trattava proprio di don Francesco Vittorio Massetti! Infine, il vescovo ha sottolineato come tra le tante cose realizzate da don Vittorio, la più grande sia stata quella di rimanere fedele alla Chiesa durante tutta la persecuzione subita.

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L’Atlante Storico del Concilio Vaticano II, diretto da Alberto Melloni e curato da Enrico Galavotti e da Federico Ruozzi, tutti docenti di Storia del Cristianesimo, è edito dalla Jaca Book e costituisce quasi il sesto volume della monumentale opera Storia del Concilio Vaticano II, curata da Giuseppe Alberigo. Come Alberigo si era ispirato alla Storia del Concilio di Trento di Jedin per realizzare la sua più importante opera sul Vaticano II, così Alberto Melloni ha tratto spunto dallo stesso storico tedesco e dal suo Atlante di Storia della Chiesa per realizzare l’opera che presentiamo. Il volume è un indispensabile strumento non solo per gli specialisti, ma per chiunque voglia accostarsi allo studio di quello che, giustamente, è stato definito l’evento storico religioso più importante del XX secolo.

L’atlante si sviluppa su un duplice asse spazio-temporale. Da una parte ripercorre l’intera storia del Concilio Vaticano II, dall’annuncio dato da Giovanni XXIII il 25 gennaio 1959, alla sua chiusura, ad opera di Paolo VI, l’8 dicembre 1965. Il lettore è così guidato per l’intero arco temporale delle 4 sessioni in cui il Concilio si è svolto. Dall’altra si mostrano i luoghi e gli spazi nei quali il Concilio si svolse: mentre alcune planimetrie (p. 80 e p. 88) ci mostrano la conformazione dell’aula conciliare e come i padri vi erano disposti, altre addirittura ci offrono la possibilità di capire presso quali istituti erano alloggiati i vescovi (p. 149) o dove avevano sede le avarie commissioni, conferenze episcopali e gruppi. Per comprendere le modalità di svolgimento e attuazione dei vari periodi del Concilio, sono utili le infografiche relative alle frasi antepreparatoria e preparatoria (p.51) e ai regolamenti procedurali (pp. 100-101).

Per quanto riguarda coloro che presero parte ai lavori conciliari, una tavola, oltre a fornire tutti i nomi dei partecipanti, in ordine alfabetico, illustra anche a quali sessioni hanno presenziato (pp. 265-277). Al fine della ricerca, risultano anche molto utili le tavole che indicano i componenti degli organi direttivi del Concilio e delle Commissioni (pp.126-133). Un ottimo apparato fotografico consente di dare un volto a molti dei protagonisti dell’assise ecumenica e la scelta di arricchire l’opera con un abbondante numero di foto dell’epoca, tutte in altissima definizione, mette in evidenza la volontà degli autori di raccontare un Concilio che non è costituito solo da documenti, ma soprattutto da quelle persone che, provenendo da ogni parte del mondo, hanno contribuito a scrivere questa importante pagina della storia della Chiesa. Questa operazione, che restituisce viva plasticità al Concilio, è facilitata anche da un buon numero di grafici, istogrammi “a torta” e cartine geografiche (pp.84-87) che ci illustrano la composizione dei padri conciliari per provenienza.

Non mancano cifre e curiosità come ad esempio quelle che riguardano i costi per la realizzazione del Concilio, calcolati in 4.562.007.733 di lire o quelle inerenti i momenti di relax per i padri conciliari, per i quali all’interno della Basilica Vaticana vennero istituiti due punti di ristoro dai nomi biblici “Bar-Jona” e “Bar-Abba” (p. 147)!

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ROMA – Martedì 17 maggio, alle ore 17.00, presso la Sala Guglielmo Marconi di Radio Vaticana è stato presentato il volume La diplomazia pontificia. Aspetti Ecclesiastico-canonici di Matteo Cantori, giovanissimo autore osimano al suo esordio. Hanno relazionato sul tema Mons. Giovanni Tonucci, Delegato Pontificio per la Basilica della Santa Casa e già Nunzio Apostolico in Bolivia, Kenia, Svezia, Danimarca, Finlandia, Islanda e Norvegia e Pierre-Yves Fux, Ambasciatore della Confederazione Elvetica presso la Santa Sede. Ha fatto gli onori di casa il Dott. Fabio Colagrande, redattore di Radio Vaticana.

Introducendo l’incontro, il Dott. Colagrande ha esordito dicendo che il volume di Matteo Cantori va a colmare un vuoto che era avvertito anche dagli operatori del mondo della comunicazione. Il lavoro, rigoroso e scientifico e allo stesso tempo divulgativo, ha un taglio storico e aiuta a comprendere il compito di un nunzio pontificio che può essere definito un “ambasciatore sui generis” poiché unisce alle tradizionali funzioni diplomatiche quelle pastorali. Proprio giovedì scorso il Papa, in visita alla Pontificia Accademia Ecclesiastica, l’istituzione che ha il compito di formare i diplomatici della Santa Sede, ha detto che l’opera del nunzio apostolico deve essere ispirata a intelligenza, arte e carità. Possiamo dire che sotto il pontificato di Papa Francesco i nunzi saranno chiamati a disegnare una geopolitica della misericordia attraverso una diplomazia della tenerezza.

Mons. Tonucci ha affermato che il lavoro che si svolge nelle nunziatura, come quello nelle ambasciate, è poco conosciuto e questo non permette di rendersi conto di quanto le ambasciate siano strumenti di dialogo sincero, aperto e schietto. Facendo una battuta, il prelato ha affermato che i politici combinano i guai e i diplomatici li risolvono! Nel suo servizio, un nunzio apostolico è chiamato a gestire i rapporti fra la Santa Sede e gli stati, proprio come farebbe qualsiasi altro diplomatico. Inoltre egli si interessa dei cattolici che vivono nello stato nel quale è accreditato. La sua attività è molto più sbilanciata su questo versante. In particolare, suo gravissimo compito è quello di aiutare il Papa nella scelta di chi può essere vescovo. Nella sua attività di ambasciatore del Papa, il nunzio non crea interferenze o sovrapposizioni con l’episcopato locale, poiché egli può intervenire direttamente nella vita della Chiesa locale solo se espressamente richiesto dalla Santa Sede. Il testo di Matteo Cantori aiuta ad addentrarsi in queste dinamiche e, come già detto, colma un vuoto, poiché testi autorevoli come quello di Mons. Cardinale e di Mons. Oliveri non sono più in commercio.

Ha preso poi la parola Sua Eccellenza Pierre-Yves Fux che ha ricordato come una volta, durante un viaggio in treno, un abate gli abbia chiesto come mai la Santa Sede non si decida a chiudere le nunziature. L’episodio denota ancora una volta come il lavoro delle nunziature sia sconosciuto e sottovalutato. La lettura del volume di Matteo Cantori avrebbe potuto dare a quell’abate una esauriente risposta! Il nunzio è un po’ come il decano del corpo diplomatico ed è in questo ambiente una figura più stabile rispetto a quella degli ambasciatori che cambiano sede diplomatica ogni 4 anni. Inoltre, il nunzio, quando scoppia una guerra e le ambasciate hanno l’obbligo di essere evacuate, è sempre l’ultimo ad abbandonare il suo ufficio. Per queste caratteristiche è diventato un importante punto di riferimento nel mondo delle relazioni internazionali. Per quanto riguarda l’attività diplomatica della Confederazione Svizzera e della Santa Sede si possono notare alcune affinità: sia la Svizzera che la Città del Vaticano sono stati neutrali, entrambe hanno una naturale vocazione nella promozione del diritto umanitario. Non bisogna poi dimenticare che fra gli svizzeri vengono reclutati gli uomini che difendono la vita del Papa. Nell’attuale contesto storico, oltre alla diplomazia degli stati, si rivela particolarmente preziosa quella delle religioni, portata avanti proprio dai nunzi.

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