Senza istruzione corriamo il rischio di prendere sul serio le persone istruite. G.K.C.

Archivi del mese: luglio 2015

Queste e tante altre curiosità si trovano nel bel libro Mangiare da Dio scritto a quattro mani da don Andrea Ciucci e da don Paolo Sartor. I due preti buongustai giungono così al terzo volume dedicato al rapporto religione-cibo dopo A tavola con Abramo (2012) e In cucina con i Santi (2013).

Mangiare da Dio, come suggerisce il sottotitolo 50 ricette da San Paolo a Papa Francesco, racconta la Storia della Chiesa sotto la prospettiva culinaria. Gli autori, seguendo la tradizionale suddivisione della Storia della Chiesa (antica, medioevale, moderna e contemporanea), hanno diviso il libro in quattro parti, proponendo ricette ad hoc.

Se per qualche animo puritano l’accostamento della religione al cibo può sembrare azzardato, è necessario ricordare, come qualcuno ha già detto, che Gesù le cose più belle le ha fatte a tavola! Ed è davvero così: basta pensare al miracolo dell’acqua trasformata in vino a Cana, ai pasti consumati assieme ai peccatori, per arrivare al dono di sé attraverso i segni del pane e del vino durante l’Ultima Cena.

È impossibile non soffermarsi sulla modalità che Gesù ha scelto di comunicarsi a noi attraverso la via del cibo e questo può destare meraviglia, stupore e addirittura scandalo, come ci racconta Giovanni nel suo vangelo (cfr. Gv 6). Egli ha anche parlato di se stesso come “il pane vivo sceso dal cielo”. Perché Gesù, fra tante vie, ha scelto proprio questa?

Innanzitutto il cibo, come è ovvio, ci nutre e ci fa vivere, quindi, è come se egli ci volesse dire: “Voi avete bisogno di me come il cibo che mangiare, sono indispensabile per la vostra vita”. In secondo luogo il cibo crea livelli di prossimità: pensiamo a tutte quelle volte in cui andiamo a mangiare una pizza con gli amici, oppure quando, per corteggiare una donna la invitiamo a cena: il cibo crea unione e familiarità fra coloro che si siedono a tavola. Per questo, quando partecipiamo all’Eucaristia, noi ci cibiamo del suo corpo e del suo sangue per diventare tutti una cosa sola con lui.

Il volume mostra come, nel corso dei secoli, anche i discepoli di Gesù abbiano dato molta importanza al cibo. Basta pensare alle ricette dispensate da Benedetto da Norcia per i suoi monaci che consumavano i pasti ascoltando brani della scrittura sulla scia delle parole di Gesù “Non di solo pane vive l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”. Ma pensiamo anche al cibo frugale che accompagnava e sosteneva i pellegrini diretti verso Santiago, Roma o Gerusalemme.

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Padre Antonio Spadaro, direttore de La Civiltà Cattolica, ha intervistato Ioannis Zizioulas, metropolita di Pergamo e uno dei più insigni teologi del mondo ortodosso, chiedendogli un riflessione sull’enciclica Laudato si’. Il testo integrale, del quale offriamo ampi stralci, può essere letto nel numero de La Civiltà Cattolica che uscirà domani 11 luglio. L’importante esponente ortodosso ha preso parte alla presentazione ufficiale dell’enciclica papale avvenuta nell’Aula del Sinodo lo scorso 18 giugno.

Secondo Zizioulas, l’enciclica propone all’uomo di essere custode del creato e non dominatore, “quest’ultima concezione ha trovato supporto, nei tempi moderni, soprattutto nell’antropologia dell’Illuminismo e in alcuni teologi occidentali, specialmente di area protestante”.

Per Zizioulas questa visione strumentale della natura affonda le sue radici nel platonismo che sopravvalutava l’anima a scapito del corpo e di tutto ciò che è materiale. Al contrario, il cristianesimo annuncia la salvezza integrale dell’uomo, sia della sua componente spirituale, sia di quella materiale. Addirittura, “San Metodio d’Olimpo, nel IV secolo, in polemica con Origene, sosteneva che non era possibile che Dio facesse risorgere i corpi se non salvava anche la creazione materiale nella sua interezza”.

Per il teologo ortodosso, un’errata interpretazione del versetto “soggiogate e dominate la terra” (Gen 1,28) è alla base dell’attuale crisi ecologia. Tuttavia è anche alla teologia che spetta il compito “di correggere questo atteggiamento e di promuovere il vero insegnamento biblico e patristico, che mette in risalto la sacralità e il valore di tutta la creazione, compresi gli animali e l’ambiente naturale e materiale, che gli esseri umani devono rispettare e trattare come un dono di Dio, che è l’unico sovrano della creazione”.

Il metropolita di Pergamo ha poi illustrato come il tema ecologico sia stato affrontato negli ultimi decenni nel mondo ortodosso, ricordando come nel 1989 l’allora Patriarca Ecumenico Dimitrios abbia scritto un’enciclica sul tema ecologico e come l’attuale Patriarca Ecumenico Bartolomeo abbia promosso simposi internazionali e seminari di studio su questioni ambientali.

Secondo Zizioulas, sensibilità per l’ambiente nel mondo ortodosso deriva essenzialmente da due cause. “La prima è la vita eucaristica e liturgica: nella Santa Eucaristia la creazione materiale è santificata dal divenire il Corpo di Cristo, e l’essere umano agisce come «sacerdote» della creazione. L’altra fonte è la tradizione ascetica, che pone limiti all’avidità umana e all’egoismo, cause della crisi ecologica del nostro tempo”.

Zizoulas ha poi ricordato in che modo la Chiesa cattolica si sia affiancata a quella ortodossa nella difesa della nostra casa comune con la dichiarazione congiunta di Venezia (2012) e con quella di Gerusalemme (2014) siglate da Giovanni Paolo II e da Papa Francesco col Patriarca di Costantinopoli Bartolomeo. Questo particolare forma di “ecumenismo esistenziale”, cioè di comune volontà di risolvere insieme i problemi dell’uomo odierno, potrebbe portare in futuro cattolici e ortodossi a pregare insieme per il bene della terra.

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