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Archivi del mese: aprile 2016

imageLa Madonna Sistina è un’opera di Raffaello, dipinta fra il 1513 e il 1514, ovvero pochi anni prima dell’inizio della riforma protestante, che sarebbe scaturita nel 1517 con l’affissione delle 95 tesi di Lutero sul portone della cattedrale di Wittenberg. Raffaello morì nel 1520, l’anno in cui Lutero scrisse tre opuscoli con i quali ruppe definitivamente con la Chiesa cattolica.

Alla luce di questi dati cronologici, è evidente che fra il dipinto di Raffaello e la riforma protestante non ci possa essere nessun tipo di collegamento, eppure la Madonna Sistina sembra offrire in anticipo delle risposte a quelle che saranno le concezioni luterane sulla salvezza e sulla chiesa.

Nella visione protestante, la salvezza è offerta esclusivamente da Gesù Cristo, unico mediatore fra Dio e gli uomini. Qui invece Raffaello sembra esporre in immagini quella che è la visione cattolica: Gesù, principale mediatore fra Dio e gli uomini, è offerto ai fedeli-spettatori per il tramite di altri mediatori che in qualche modo cooperano all’opera di salvezza: sua madre, una santa e un papa.

Raffaello ha dipinto Maria nel gesto di donarci Gesù. Nella Madre che ci offre il Figlio, sta tutto il paradosso di un Dio che viene a salvarci attraverso una sua creatura: la nostra redenzione inizia con la mediazione di Maria.

Un ulteriore ruolo di mediazione è svolto dai santi. Questa azione di intercessione è rappresentata da Santa Barbara, riconoscibile dalla torre alle sue spalle. La Santa, inginocchiata alla sinistra della Madonna, rivolge il suo sguardo compassionevole verso l’umanità peccatrice.

Anche la Chiesa svolge una mediazione fra Dio e gli uomini. Questa sua funzione è rappresentata da Papa Sisto che possiamo vedere, anch’egli inginocchiato, alla destra di Maria. Il Pontefice rivolge lo sguardo verso verso Maria e Gesù, mentre con la mano destra mostra loro gli uomini.

Nella visione Luterana, la Chiesa è costituita dai santi che solo Dio conosce e dunque è una realtà esclusivamente spirituale. Per i cattolici invece, la chiesa è una realtà ben riconoscibile e visibile sintetizzata nel dipinto di Raffello dalla Madonna (da sempre icona della Chiesa), da Papa Sisto (aspetto istituzionale) e da Santa Barbara (aspetto carismatico).

Questa “triade” nel dipinto sovrasta due angioletti pensosi e che richiamano quella che nella storia dell’arte è il tema dell’invidia degli angeli. Nelle antiche icone della Natività gli angeli osservavano con una certa perplessità la nascita di Gesù, perché si stavano rendendo conto che la salvezza sarebbe venuta dal Verbo incarnato e non da una creatura puramente spirituale come loro.

Allo stesso modo, in questo dipinto l’idea di una chiesa visibile sembra trionfare su una realtà meramente spirituale. È la glorificazione del terreno, del materiale e del visibile in una logica che ricorda il motto “Caro cardi salutis” (= la carne è il cardi e della salvezza) di Tertulliano.

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Anche se datato, Da Malthus al razzismo verde di Antonio Gaspari, non perde mai di attualità, poiché i temi ecologici oggi sono molto presenti nel pubblico dibattito. Se da una parte, giustamente, ci si preoccupa per la cura della nostra casa comune, dall’altra si ignorano quasi completamente le ombre e le molteplici ambiguità insite nel pensiero di scienziati, naturalisti e studiosi che possono essere considerati i padri dell’odierno ambientalismo.

Per questo l’autore ha raccolto nel suo libro numerose biografie di coloro che hanno influito sul nostro modo di pensare la questione ambientale, mettendone in luce alcune contraddizioni. Si parte da Robert Malthus (1766-1834), un pastore anglicano, noto per le sue teorie sulla popolazione. Secondo Malthus, la popolazione tende a crescere in progressione geometrica (1,2,4,8, ecc.) mentre le risorse crescono in progressione matematica (1,2,3,4, ecc.). Per Malthus, ciò avrebbe portato nel tempo a una penuria di risorse se non si fosse intervenuti per tempo. La soluzione, secondo il pastore anglicano, doveva essere necessariamente quella del controllo delle nascite, cioè mantenere basso e costante il numero della popolazione mondiale.

Malthus sembrava ignorare il fatto che l’uomo, attraverso la sua intelligenza e l’uso della tecnologia, riesce a migliorare le proprie condizioni di vita e che dunque l’essere umano non può essere considerato un problema. Inoltre, la sua teoria apriva le porte a inquietanti domande: come si sarebbe attuato il controllo delle nascite? Chi avrebbe dovuto rinunciare a riprodursi? E chi invece avrebbe avuto il diritto di perpetuare la specie?

Ispirandosi alle teorie di Malthus, Charles Darwin (1809-1882) formulò la teoria dell’evoluzione, secondo la quale gli esseri viventi si evolvono attraverso la selezione naturale: solo i più forti resistono, mentre i più deboli soccombono.

Molto spesso si pensa, in modo semplicistico, che la Chiesa non abbia accolto la teoria dell’evoluzione perché essa declasserebbe a “favoletta” la storia di Adamo ed Eva e, conseguentemente, farebbe venir meno l’origine divina della famiglia umana. In realtà la Chiesa si è subito preoccupata per le conseguenze morali e antropologiche della teoria dell’evoluzione perché questa avrebbe potuto giustificare e alimentare, come poi di fatto è accaduto, le diseguaglianze fra gli uomini.

Francis Galton (1822-1911), sulla scia delle teorie del cugino Darwin, pensò che la selezione naturale dovesse ora essere portata avanti dall’uomo al fine di migliorare la specie umana: solo i migliori dovevano riprodursi, mentre ai cretini e agli idioti tale possibilità doveva essere preclusa. Galton chiamò questa selezione artificiale eugenetica.

È impressionante come le idee di Darwin e Galton furono accolte ed utilizzate allo stesso tempo da liberali, socialisti e nazisti in paesi assai diversi fra loro come Stati Uniti (primo paese ad adottare una legge ispirata all’eugenetica nel 1907), Svezia (una legge eugenetica fu in vigore dal 1934 fino addirittura al 1976) e Germania (la legge risale al 1933 e fu uno dei primi provvedimenti presi da Hitler).

La teoria dell’evoluzione influenzò anche Herbert Spencer (1820-1903) che l’applicò in campo economico e sociale dando vita al darwinismo sociale. Secondo Spancer, lo stato non deve intervenire in maniera sussidiaria per difendere i poveri, i deboli e gli ammalati, perché si andrebbe ad aiutare la parte più infima della società, consentendole di sopravvivere. Dunque, secondo Spencer, gli svantaggiati dovrebbero essere abbandonati al loro destino al fine di fare emergere solo la parte forte della società.

A questo modello “anti-solidale” non sfuggì neppure Ernst Haeckel (1834-1919), lo scienziato che coniò il termine “ecologia”. In un passo della sua Storia della creazione naturale afferma che il modello di sviluppo delle odierne società si dovrebbe basare su quanto messo in pratica nella antica città di Sparta, dove tutti i bambini deboli, ammalati o fisicamente inidonei venivano soppressi.

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imageA volte il nostro essere cristiani per abitudine ci porta a sottovalutare la forza dirompente che il cristianesimo ha manifestato nella storia della civiltà umana. Questo atteggiamento è probabilmente favorito dal fatto che siamo immersi in un contesto cristiano o che comunque del cristianesimo porta in qualche modo i segni. È utile allora ogni tanto rispolverare quelli che sono i tratti caratteristici della religione cristiana. Ce ne sono ovviamente molti. Vorremmo soffermarci in particolare su un aspetto: la desacralizzazione e la conseguente secolarizzazione.

“Desacralizzare”, come dice la parola stessa, vuol dire “togliere il sacro”, mentre “secolarizzazione” indica il processo per il quale una realtà, da divina, viene considerata nel suo aspetto “profano”, “laico”. Può sembrare paradossale affermare che una religione conduca alla desacralizzazione e alla secolarizzazione, ma è quanto è accaduto nell’ambito del cristianesimo, almeno in 4 ambiti: quello delle realtà naturali, quello della malattia, quello dei luoghi religiosi e quello del potere politico.

In primo luogo, nel cristianesimo, Dio e il mondo sono due realtà distinte, il mondo è immanente, mentre Dio è trascendente. Dio crea il mondo come “altro da sé”. Con questa visione, che tutti abbiamo imparato leggendo le prime pagine della bibbia, è tramontata l’idea che avevano gli antichi e cioè che il mondo fosse abitato dagli dei e rispondesse ai loro desideri e capricci. Solo laddove si è affermata l’idea di una distinzione fra Dio e il mondo e di un’autonomia di quest’ultimo rispetto al Creatore, è potuta nascere la scienza.

Un secondo ambito nel quale il cristianesimo ha prodotto una desacralizzazione è quello medico. Nell’antichità la malattia era spesso collegata al peccato, come possiamo leggere in Gv 9. Ai rabbini che gli domandano se un cieco fosse tale per colpa sua o dei suoi genitori, Gesù risponde che il suo stato di cecità non è dovuto né a lui, né ai suoi genitori. In questo modo Gesù spezza un legame plurisecolare fra malattia e peccato. Non solo. La malattia diventa nella pericope evangelica luogo della manifestazione divina. Questo significa un cambio totale di mentalità verso l’infermità. Infatti se ne passato il malato veniva considerato un maledetto che, per tale motivo doveva essere escluso dalle funzioni religiose, con l’avvento del cristianesimo il malato diventa oggetto di attenzione e amore. Se è vero che la medicina è nata con i greci, è altrettanto vero che gli ospedali sono nati con i cristiani.

Un’altra opera di desacralizzazione avviene per quanto riguarda lo spazio sacro. Alla samaritana che dice di adorare Dio sul monte Garazim, Gesù risponde che è venuto il tempo in cui i veri adoratori adoreranno Dio in spirito e verità. Allo stesso modo egli si scaglia contro i mercanti del Tempio, il luogo più sacro per gli ebrei, perché la persona di Gesù pone fine agli antichi sacrifici per inaugurare un nuovo culto nella sua persona. Possiamo immaginare tutta la costernazione degli ebrei davanti all’identificazione che Gesù opera fra il Tempio e il suo corpo.

Infine vediamo un’ultima importantissima opera di desacralizzazione nella sfera politica. Prima dell’avvento del cristianesimo, potere religioso e potere politico erano un’unica cosa. Basta pensare alla figura del Faraone in Egitto o dell’Imperatore romano. Entrambi erano considerati delle divinità. Gesù è stato il primo nella storia dell’umanità a distinguere il potere politico da quello religioso quando ha affermato: “Date a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio”. Sulla scia di questo insegnamento, i suoi discepoli si rifiuteranno di rendere all’imperatore romano un culto divino, pur rispettando la sua autorità civile. È sempre a causa di questa desacralizzazione operata da Gesù che nel Medioevo si affermano due poteri distinti, per quanto correlati, quello del Papa (potere religioso) e quello dell’Imperatore (potere politico). È poi con la Rivoluzione Francese che si sancisce la separazione fra politica e religione.

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