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Archivi del mese: gennaio 2016

Dopo Viaggio nella Cappella Sistina (Rizzoli, 2013) Alberto Angela continua a esplorare le meraviglie del Vaticano con un libro dedicato a dove tutto è nato. San Pietro. Segreti e meraviglie in un racconto lungo duemilla anni è la affascinante storia di uno dei luoghi più cari ai cattolici di tutto il mondo.

Il volume, che si articola in 9 capitoli, ripercorre, seguendo un percorso storico, le tappe dello sviluppo della basilica vaticana. Ogni paragrafo, della lunghezza di un articolo di giornale, è corredato da un ottimo apparato iconografico che aiuta il lettore ad avvicinarsi a questo luogo straordinario sia dal punto di vista storico, che da quello artistico e religioso.

Forse i capitoli più interessanti sono i primi tre, perché raccontano di fatti e luoghi che solitamente sfuggono al pellegrino e/o turista. Il primo capitolo è dedicato alla necropoli vaticana che è possibile visitare solo su prenotazione. Si tratta dei un’antica necropoli pagana che oggi si trova nella zona corrispondente alla navata centrale, (nella parte compresa fra il baldacchino del Bernini e metà navata) e che nell’antichità si trovava a ridosso del Circo di Nerone.

In mezzo a questi sepolcri pagani, in quello che gli studiosi chiamano “Campo P”, negli anni ’60 del primo secolo venne sepolto San Pietro. Un centinaio di anni dopo, i cristiani, per conservare la memoria del luogo dove si trovavano le spoglie del Principe degli Apostoli, costruirono un piccolo monumento funebre, chiamato “Trofeo di Gaio”.

Nel secondo capitolo si parla della costruzione dell’antica Basilica di San Pietro. Quella che vediamo oggi infatti è un rifacimento del XVI secolo, ben diversa dall’originale. L’antica Basilica di San Pietro fu costruita dall’imperatore Costantino nel luogo dove sorgeva la necropoli. Essa si presentava a cinque navate. Vi si accedeva dopo aver attraversato un quadriportico. Per custodire e proteggere il Trofeo di Gaio (e la sottostante tomba di Pietro), Costantino fece edificare la cosiddetta “Memoria Costantiniana”.

Nel terzo capitolo l’autore si sofferma su parecchi “cimeli” dell’antica basilica che sono stati reinseriti in qualche modo nell’attuale basilica. Basta pensare al grande disco di porfido rosso che si trova appena si varca l’ingresso della chiesa: si tratta del luogo dove la notte di Natale dell’800 Carlo Magno venne incoronato imperatore. Sullo stesso disco di porfido verranno incoronati in seguito altri imperatori e si può dire che qui è passata la storia dell’Europa.

Ma che dire poi della statua di San Pietro di Arnolfo di Cambio, della “Cattedra di San Pietro” inglobata in quella monumentale del Bernini, del gallo che oggi si trova nel museo e che nel passato si trovava sul campanile della chiesa, di questi e di altri oggetti che hanno una storia e un segreto da raccontare?

Davvero un bel libro, facile da leggere e piacevole da guardare con tutte le sue belle immagini.

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Padre Philip Endean dedica sull’ultimo numero de La Civiltà Cattolica un saggio nel quale si confronta la figura di Ignazio, fondatore dell’Ordine dei Gesuiti, e Lutero, iniziatore della Riforma Protestante.

Secondo il religioso “l’idea di Ignazio come di un personaggio della Controriforma, di un uomo il cui scopo principale era respingere le forze della Riforma protestante, è ancora profondamente radicata nel nostro immaginario collettivo”.

Ma il compito di contrastare l’azione dei protestanti fu piuttosto una preoccupazione della “seconda generazione” dei gesuiti piuttosto che del loro fondatore. Nota infatti padre Endean che se si legge l’Autobiografia di Ignazio, non vi si troverà mai la parola “luterani”.

In questo suo libro, Ignazio fa piuttosto un’esposizione di episodi personali e che riguardano il suo rapporto con Dio. Vi si trovano non poche analogie con con i problemi esistenziali e la sensibilità di Lutero, anche se poi le risposte saranno profondamente diverse.

Il gesuita spiega come, per un periodo della sua vita, Ignazio fu tormentato da eccessivi scrupoli e ricorresse più volte alla confessione, senza tuttavia trovare soddisfazione, fino a quando all’improvviso si sentì interiormente trasformato. Anche Lutero visse una situazione simile, trovando la pace solo nella cosiddetta “esperienza della torre”.

Dunque, nonostante le differenze, vi sono spiccate somiglianze. Una crisi determinata da un intenso e quasi patologico senso di colpa viene improvvisamente superata con la consapevolezza che è Dio che opera realmente la nostra redenzione, ed è Dio che ci accetta proprio come siamo. In entrambi i casi, questo conduce a una totale trasformazione della comprensione. Per Ignazio ogni cosa sembra nuova; per Lutero si manifesta un aspetto completamente nuovo di tutta la Scrittura”.

Salvezza e Scrittura diventano temi centrali nella vita di fede di molti personaggi del ‘500, sia in ambito cattolico che protestante. Il tutto è reso possibile anche grazie all’invenzione della stampa: “Le persone cominciarono a interessarsi del problema della salvezza, dell’esperienza personale di Dio, della Bibbia. Questo movimento si manifestò sia tra i cattolici sia tra i protestanti. Questa idea di cristianesimo che «diventa» basato sul Vangelo può sembrare paradossale, ma bisognerebbe ricordare che soltanto nel XVI secolo, dopo l’invenzione della stampa, divenne possibile, almeno per le persone di alto rango, leggere di fatto le Scritture. Il cristianesimo prima di allora deve essere stato molto diverso da quello che possiamo immaginare. E sia Ignazio sia Lutero ebbero esperienze di conversione basate sulla lettura di un libro stampato”.

Nell’immaginario comune Lutero è il simbolo della ribellione all’autorità ecclesiastica, mentre Ignazio è il campione della fedeltà e dell’obbedienza alla Chiesa, eppure, fa notare padre Endean, non mancarono nella vita del Fondatore dei Gesuiti momenti di difficoltà con l’autorità ecclesiastica: “Tradizionalmente, Ignazio appare come un uomo di assoluta obbedienza alla Chiesa e ai suoi funzionari. Dimentichiamo troppo facilmente che egli ebbe più volte gravi diffcoltà con le autorità ecclesiastiche dall’epoca dei suoi studi in poi. Sembra che nel 1545 ci sia stata in Portogallo una campagna di amatoria nei confronti della Compagnia, e Ignazio scrisse al re del Portogallo ricordando tutta la storia delle sue difficoltà. Egli dovette affrontare quattro processi in Spagna, due a Parigi, uno a Venezia e uno a Roma, sebbene l’ultimo fosse contro l’intera Compagnia, quando nella città si di use la voce che «i compagni» fossero addirittura predicatori luterani camuffati”.

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