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Archivi del mese: luglio 2016

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LE FOTOCOPIE NON VANNO MAI RITAGLIATE

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Martedì 19 luglio, presso la Palazzina Azzurra di San Benedetto del Tronto, nell’ambito della manifestazione Piceno d’Autore si è svolta la presentazione del volume Il nome di Dio è Misericordia del vaticanista Andrea Tornielli.
Il giornalista, sollecitato dalle domande del Prof. Fernando Palestini, direttore dell’Ufficio Diocesano per le Comunicazioni Sociali, ha illustrato quello che può essere considerato il leitmotiv del pontificato di Papa Francesco. All’incontro era presente fra il pubblico anche il Vescovo di San Benedetto del Tronto, Mons. Carlo Bresciani.

Tornielli ha spiegato come l’idea di intervistare il Papa sul tema della Misericordia gli sia venuta dopo che il Pontefice ha annunciato il desiderio di voler celebrare il Giubileo straordinario della Misericordia. Poiché Tornielli aveva intervistato già due volte Papa Francesco su temi di attualità e aveva avuto più volte la fortuna di accompagnare il Santo Padre nei viaggi apostolici insieme ad altri giornalisti, egli aveva in un certo senso esaurito le domande di taglio giornalistico e così, dopo il viaggio in Equador, Bolivia e Paraguay ha proposto al Papa l’idea di un libro-intervista nel quale si affrontasse in modo specifico il tema della misericordia.

Tornielli conosceva Bergoglio già da parecchio tempo ed era rimasto affascinato da quella sua paternità spirituale e da quel suo modo di fare dal quale traspare il volto della misericordia di Dio. Su questo tema, secondo Tornielli, c’è stato un crescendo di interesse da parte dei Papi a partire da Giovanni XXIII: non che prima del “Papa buono” il tema della Misericordia fosse sconosciuto, ci mancherebbe, ma è stato necessario ribadirlo, poiché negli ultimi decenni si è assistito a un profondo cambiamento della società che si è lentamente allontanata da un modo di vivere e di pensare se stessa in termini cristiani.

Davanti al tema della misericordia, secondo Tornielli, ci sono due possibili atteggiamenti, prima ancora umani che cristiani: da una parte c’è chi in modo umile si lascia interrogare dalla vita e dall’altra chi si erge su un piedistallo per giudicare. Si tratta di prospettive che si sono ben cristallizzate nei vangeli e che vedono l’azione di Gesù contrapposta a quella dei farisei. Sono atteggiamenti mentali che continuano a sopravvivere anche al tempo di oggi. Secondo il giornalista è certo che se ognuno di noi guardasse con onestà se stesso, non si potrebbe fare a meno di riconoscersi bisognosi della misericordia di Dio.

E proprio sul tema della misericordia, il Papa incontra delle resistenze, anche all’interno del mondo ecclesiale. Secondo Tornielli, un certo tipo di resistenze al Papa sono “fisiologiche”, poiché rientrano nella natura delle cose, essendoci parecchie divergenze fra persona e persona. Anche Papi come Giovanni XXIII, Paolo VI e Giovanni Paolo II hanno dovuto fare i conti, se così si può dire, con il fronte interno e pertanto sarebbero da evitare certe semplificazioni giornalistiche che tendono a presentare Papa Francesco quasi come fosse il primo Papa della storia che si imbatte in tali dinamiche. Quello che però colpisce nel caso di Papa Francesco è che coloro che storcono il naso davanti al suo ministero e alla sua azione pastorale replicano in un certo senso le incomprensioni e le ostilità degli oppositori di Gesù.

Si potrebbero fare numerosi esempi a tal proposito. Nel libro si riporta quello di una donna, madre di due figli che, non riuscendo a lavorare in maniera continuativa, e impossibilitata a garantire ai suoi figli di che vivere, si era avviata sulla strada della prostituzione. Bergoglio, che allora era un semplice prete, conoscendo la sua situazione, aveva cercato di aiutarla materialmente fornendole dei pacchi di cibo. Un giorno, questa donna si presentò al futuro Papa, ringraziandolo non solo per l’aiuto offerto, ma perché in tutto quel tempo non aveva mai smesso di chiamarla “Signora”, non facendole mai mancare la sua dignità di essere umano.

Tornielli si è poi soffermato su altri temi che ritornano spesso nelle parole di Papa Francesco come quello della distinzione fra peccato e corruzione. Il vaticanista ha sottolineato come la parola corruzione nel pensiero del Pontefice non si riferisca al denaro, alla gravità del peccato o alla sua frequenza, ma alla realtà di chi, non riconoscendosi peccatore bisognoso della misericordia di Dio, eleva il proprio peccato a sistema

Infine, il giornalista si è domandato come il cristiano non possa avere uno sguardo di compassione verso il forestiero e l’immigrato, visto che il suo Dio ha fatto entrambe le esperienze, poiché Gesù a causa dell’egoismo è nato in una stalla e a causa della cattiveria di Erode è dovuto emigrare in Egitto, che per fortuna non aveva eretto i muri come alcuni paesi cristiani dell’Europa dell’Est. Non si tratta di fare considerazioni di carattere politico, ma di attingere dalla sapienza del Vangelo. In tal senso, misericordia e perdono hanno una valenza politica e sociale.

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Lunedì 18 luglio presso la Palazzina Azzurra di San Benedetto del Tronto, il prof. Vito Mancuso ha presentato il suo volume Dio e il suo destino. Questo è stato il secondo incontro, dopo quello avvenuto presso il Circolo Nautico Sambenedettese col filosofo Massimo Cacciari, nell’ambito della manifestazione Piceno d’Autore, evento organizzato dall’associazione culturale I Luoghi della Scrittura che quest’anno ha come filo conduttore il tema L’uomo, il divino, il sacro.

Rispetto all’intervento di Cacciari, quello di Mancuso è stato altrettanto erudito, ma meno pregno di significato, al di là delle intenzioni dell’autore. Nel suo discorso, ricco di numerose citazioni di filosofi e teologi, Mancuso ha ribadito l’importanza della religione come orizzonte di senso per la vita dell’uomo e della società, perché, laddove manca una visione condivisa sul senso dell’esistenza, si verifica un declino della civiltà, come quello che si sta verificando oggi in Europa, per certi versi molto simile a ciò che accadde all’antica Roma.

In tale contesto, si situa la pretesa dell’autore di ripensare, e in un certo senso di rifondare, il sistema di pensiero del cristianesimo, che, secondo lo stesso, non è stato in grado di risolvere teoreticamente il problema del male. Infatti, secondo Mancuso, a livello speculativo, il problema del male si pone solo nel cristianesimo, poiché, mentre in altre esperienze religiose si risolve ricorrendo al volontarismo divino, oppure al fatalismo, oppure alla sua relativizzazione (quello che è male per me è bene per un altro). Al contrario, nel cristianesimo, sarebbe difficile conciliare l’onnipotenza di Dio, la sua provvidenza e la presenza del male nel mondo.

Nonostante i vari esercizi di retorica, il Prof. Mancuso, dopo aver diagnosticato quello che secondo lui sarebbe il problema dei problemi del cristianesimo, non è riuscito ad abbozzare una proposta risolutiva.

L’opera di Mancuso viene presentata, specialmente da chi non mastica di teologia, come quella di un teologo con idee innovative e audaci. In realtà si fa fatica ad iscrivere la sua produzione nell’ambito della teologia, se per questa si intende, in senso classico, una riflessione su Dio a partire dai dati della Rivelazione (Tradizione e Sacra Scrittura). Quella di Mancuso infatti è tutta una speculazione sul senso dell’esistenza a partire dalla sola ragione e dunque attiene alla filosofia più che alla teologia. In tal senso è indicativo che durante tutta la serata non sia quasi mai stato citato Gesù Cristo.

Inoltre è difficile parlare di intuizioni innovative se si è ascoltata con attenzione, ad esempio, la posizione di Mancuso sul destino dell’anima. Questa, secondo il professore, è la parte migliore dell’essere umano e sopravviverà al contrario del corpo. Ma questa affermazione altro non è che quella della Gnosi, la prima eresia combattuta e condannata dalla Chiesa.

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Fotografia Silvio VenieriSAN BENEDETTO DEL TRONTO – L’associazione culturale I Luoghi della Scrittura ha organizzato per il settimo anno consecutivo Piceno d’Autore. All’interno dell’evento, nella sezione L’uomo, il divino, il sacro insigni personaggi rifletteranno su varie tematiche religiose. Già il 12 luglio, il filosofo Massimo Cacciari ha riflettuto sul concetto di sacro. Fra gli altri segnaliamo Vito Mancuso, che il 18 luglio presenterà Dio e il suo destino; il vaticanista Andrea Tornielli che presenterà il 19 luglio il libro-intervista a Papa Francesco Il nome di Dio è Misericordia; il genetista Edoardo Boncinelli che presenterà il suo volume Contro il Sacro. Perché le fedi ci rendono stupidi. Per conoscere meglio finalità e obiettivi del ciclo L’uomo, il divino, il sacro, abbiamo intervistato l’Avv. Silvio Venieri, Segretario de I Luoghi della Scrittura.

Come mai la vostra associazione ha scelto di proporre quest’anno un tema così impegnativo in piena estate?

L’atteggiamento rilassato che è permesso vivere durante la stagione estiva può costituire una condizione propizia per dedicarsi all’approfondimento di temi impegnativi, che rischiano di essere trascurati a causa degli affanni quotidiani. Ritengo che non sia concepibile definire un’antropologia dell’uomo senza considerare la dimensione del divino e del sacro, con una valenza pregna di implicanze anche nella nostra contemporaneità; allora, si potrebbe ribaltare la domanda: perché mai non occuparsi del rapporto che l’uomo vive con il concetto del divino e del sacro ?

La prima serata che ha visto come protagonista il Prof. Cacciari è stato un assoluto successo con una straordinaria partecipazione di pubblico. Secondo lei è stato un nome così importante a richiamare così tante persone o c’è un reale interesse verso il tema del sacro e della religiosità?

Sicuramente il Prof. Massimo Cacciari costituisce una personalità di grande richiamo, ma, a parte la folta partecipazione di pubblico, quello che più conta in termini di soddisfazione per noi organizzatori dell’Associazione I Luoghi della Scrittura è aver riscontrato un clima di grande attenzione e concentrazione nell’uditorio. Raccogliendo le impressioni dei presenti, mi ha colpito la capacità di penetrazione che hanno avuto soprattutto le considerazioni svolte in riferimento alla figura di Gesù, trattata dal prof. Cacciari partendo dall’ottica storico-filologica e non su presupposti di fede, come ha spiegato lo stesso.

Scorrendo i nomi degli invitati sembra che ci sarà sul tema una polifonia di voci…

Abbiamo riscontrato che gli autori in questione, di sicuro spessore e con una fama già diffusa, avevano avuto modo nei loro ultimi lavori di trattare argomenti collegabili al tema della rassegna, non solo Mancuso, Tornielli, Boncinelli, con i loro saggi, ma anche Paolo Di Paolo, che, con la sua opera di narrativa Una storia quasi solo d’amore, ha modo di delineare la figura di una donna, co-protagonista del romanzo, che vive la sua esperienza di fede all’interno della Chiesa Cattolica all’epoca di Papa Francesco. Lo stesso scrittore ha riconosciuto che il tema prescelto si attagliava benissimo alla storia narrata nel suo libro.

Si parla di Sacro, ma non c’è una figura religiosa. Si tratta di una scelta mirata?

Il nome di Dio è Misericordia di Andrea Tornielli, come è noto, è un intervista a Papa Francesco sulla misericordia, per cui l’opera si dipana intorno al pensiero del Sommo Pontefice.
Non può disconoscersi che la teoria e la pratica della religione non possano ritenersi monopolio esclusivo dei religiosi appartenenti agli ordini ecclesiastici, ma che siano sicuramente patrimonio anche del cosiddetto “mondo laico”. Così come non si può negare che vi sia una religiosità popolare che bordeggia tra il sacro e il profano, come ci spiegherà, in relazione alle esperienze che fanno capo al nostro territorio, la prof.ssa Benedetta Trevisan in un altro incontro previsto in programma.

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imageSAN BENEDETTO DEL TRONTO – Il filosofo Massimo Cacciari ha onorato con la sua presenza, per la terza volta consecutiva, l’estate sambenedettese. Il professore infatti è stato ospite del Circolo Nautico Sambenedettese nell’ambito della serata inaugurale della manifestazione Piceno d’Autore, che quest’anno ha come tema L’uomo, il sacro e il divino. L’incontro è stato introdotto da Mimmo Minuto, proprietario della libreria La Bibliofila e organizzatore di molti fra i più significativi eventi culturali in città, dall’Avv. Silvio Venieri, membro dell’associazione culturale I Luoghi della Scrittura, e dal Dott. Giovanni Desideri.

Il professor Cacciari ha intrattenuto per circa un’ora il numeroso pubblico sul tema del sacro. Analizzando il termine da un punto di vista etimologico, il filosofo ha fatto notare come nell’antica Grecia esistessero due termini distinti per indicare il sacro: hieron e aghios. Con il primo termine si esprime ciò che ci appare con una forza e con un vigore tali che ci fanno riconoscere il divino, qualcosa di altro rispetto all’umano, sul quale l’uomo non ha potere. Caratteristica di ciò che è hieron è la sua visibilità.

Al contrario, aghios è ciò che viene escluso dalla vista, che si cela, che si nasconde nella parte più intima del sacello del tempio. Per rendere l’idea, si può far riferimento al culto ortodosso, dove la celebrazione eucaristica avviene dietro l’iconostasi, sottratta allo sguardo dei fedeli. All’origine dunque, fra sacro-hieron e sacro-aghios esisteva una dualità di opposizione fra l’una e l’altra realtà.

Il filosofo si è dunque domandato in che modo il sacro, così definito, impatti con le nostre vite. Non è forse vero che l’uomo moderno abbia sempre più voglia di vedere e provi un senso di orrore verso ciò che si sottrae al suo sguardo?

Sembrerebbe dunque che l’uomo di oggi non abbia alcun rapporto col sacro inteso come aghios, come sacer. Eppure questo modo di percepire il sacro si perpetua nella nostra odierna civiltà quando, sicuramente in modo differente rispetto al passato, continuiamo ad espellere, ad escludere, a mettere fuori.

In tale contesto si inserisce il discorso dirompete dell’evento cristiano che si qualifica come sacro hieron. Infatti, tutta la testimonianza evangelica ci porta a vedere nell’avvento di Cristo, qualcosa di vivo, di potente, che scuote dal profondo, hieron appunto. In fin dei conti, secondo Cacciari, tutta la vita di Cristo può essere letta come una lotta verso il sacer, verso ogni forma di sacralità. Egli non vuole nulla di segreto, di arcano, di celato, ma, al contrario, tutto dice con parresia (=franchezza). Il Vangelo di Gesù è per natura contro la Gnosi, cioè contro quel fenomeno religioso che si esprime in un ristretto numero di adepti, che si considerano illuminati e unici detentori della verità.
C’è qualcosa di inaudito nel messaggio di Gesù, e cioè che egli identifichi se stesso con verità: egli che è un uomo, sta lì a dire che la verità non è un concetto, ma una persona. Cristo dice di essere la verità, nel senso etimologico della parola greca aletheia (composta da alpha privativo e letheia=nascondimento) e dunque uno che non tiene nascosta, la verità ma che la svela.

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