Senza istruzione corriamo il rischio di prendere sul serio le persone istruite. G.K.C.

Archivi del mese: marzo 2013

ROMA – Papa Francesco sta suscitando grandi emozioni nei cuori di tanti uomini nel mondo. Tutti, dai potenti come Obama alle semplici persone intervistate per strada, elogiano la semplicità del nuovo Papa. Come Benedetto XVI è stato amato per la sua cultura e per la vastità del suo pensiero, ora Papa Francesco viene amato per la sua profonda umiltà. Succede ad ogni Pontefice quello che accadde al primo Papa: quando Pietro venne chiamato da Gesù, egli era un pescatore di pesci, il Signore lo fece diventare pescatore di uomini. Si può dire che Gesù portò al massimo quello che Pietro già era. E così è sempre avvenuto per ogni successore di Pietro: Dio ha esaltato le qualità umane di ogni uomo che ha chiamato a capo della sua Chiesa.

Se dunque ci sembra ingiusto fare confronti per contrasto fra un pontefice e l’altro, perché ognuno di essi ha storie, doti e qualità umane particolari, possiamo invece tentare di fare un confronto per analogia. Noi abbiamo visto parecchie somiglianze fra Papa Francesco e Giovanni Paolo I.

Innanzitutto possiamo partire dalla scelta del nome: Papa Francesco, allo stesso modo di Giovanni Paolo I, ha scelto un nome mai usato dai predecessori, sebbene Papa Luciani abbia fuso in un solo nome quello dei suoi due immediati predecessori: Giovanni XXIII e Paolo VI.

Appena è stata annunciata la sua elezione dal cardinale protodiacono, Papa Francesco si è rivolto al mondo dicendo: “Voi sapete che il dovere del Conclave era quello di dare un vescovo a Roma, sembra che i miei fratelli cardinali sono andati a prenderlo quasi alla fine del mondo, ma siamo qui!”. Allo stesso modo, come di chi è travolto da qualcosa di inaspettatamente più grande di lui, Giovanni Paolo I durante il suo primo angelus il 27 agosto 1978 disse: “Io non ho né la sapientia cordis di Papa Giovanni, né la preparazione e la cultura di Papa Paolo, però sono al loro posto!”

Sempre durante lo stesso Angelus, Papa Luciani parlò di ciò che era avvenuto nella Cappella Sistina in questi termini: “Ieri mattina io sono andato alla Sistina a votare tranquillamente. Mai avrei immaginato quello che stava per succedere. Appena è cominciato il pericolo per me, i due colleghi che mi erano vicini mi hanno sussurrato parole di coraggio”. Con linguaggio molto simile Papa Francesco ha detto ai giornalisti: “Durante il conclave avevo seduto al mio fianco il cardinale Claudio Hummes, arcivescovo emerito di San Paolo, un grande amico… Quando le cose sono diventate un po’ pericolose per me, mi confortava”.

Il Cardinale Timoty Dolan, arcivescovo di New York, in una conferenza stampa avvenuta il 14 marzo ha raccontato che il Papa Francesco, durante la cena avvenuta la sera precedente insieme a tutti i cardinali, ha esclamato: “Che Dio vi perdoni per quello che avete fatto”. Giovanni Paolo I si era rivolto ai membri del collegio cardinalizio nello stesso identico modo

Anche il tema della povertà è sicuramente comune a questi due Pontefici. Papa Francesco rivolgendosi ai giornalisti riuniti nell’udienza a loro dedicata nell’aula Paolo VI ha detto di voler “una chiesa povera per i poveri”. Anche Papa Luciani espresse parole indimenticabili sull’attenzione verso gli ultimi nell’ultima udienza che egli tenne nello stesso luogo il 27 settembre 1978. Dopo aver ricordato quanti ancora oggi muoiono di fame a causa della nostra indifferenza aggiunse: “Non solo le nazioni, ma anche noi privati, specialmente noi di Chiesa dobbiamo chiederci: abbiamo veramente compiuto il precetto dell’amore di Gesù che ha detto ama il prossimo tuo come te stesso?”

Che dire poi del sorriso, degli aneddoti raccontati, del continuo interagire con la folla dei fedeli? Sui volti di questi due pontefici si può vedere in modo manifesto cosa vuol dire “servire Dominum in laetitia!”

Perché la semplicità e il richiamo alla povertà di Papa Francesco e di Giovanni Paolo I hanno subito destato l’attenzione da parte di una miriade di uomini che vivono in un mondo che al contrario è complesso e spesso fagocitato dalla legge del profitto? Forse perché come diceva il grande scrittore inglese Chesterton la società si lascia convertire dai santi che maggiormente la contraddicono.

L’unico confronto per contrasto che possiamo fare è quello sulla provenienza geografica. Giovanni Paolo I è stato l’ultimo italiano a salire sulla cattedra di Pietro, Papa Francesco è invece il primo extra europeo. L’ultimo papa non europeo fu infatti il siriano Gregorio III. Forse si tratta solo di una coincidenza, ma questo papa venne eletto l’11 febbraio 731, parecchi secoli dopo, ma nella stessa data, Benedetto XVI dava al mondo l’annuncio delle sue dimissioni che avrebbero portato sul soglio di Pietro il primo papa non europeodopo 1272 anni!

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Paolo Gambi è un giovane scrittore e giornalista cattolico. Nato a Ravenna il 12 aprile 1979, è laureato in giurisprudenza ed in psicologia con una specializzazione in diritto canonico ed una in comunicazione. Ha al suo attivo oltre quindici libri (tra cui tre scritti con il Cardinal Tonini) e può vantare di aver collaborato con importanti testate, anche estere, come il Financial Times e The Catholic Herald di Londra. Insegna anche teoria della comunicazione all’ISSR S. Apollinare. Dopo mesi di lavoro ha finalmente lanciato il sito www.churchadvisor.it . Gli abbiamo fatto qualche domanda per conoscere meglio questa nuova realtà.

Ogni anno che passa cresce il numero dei siti di ispirazione cristiana. Qual è la peculiarità e cosa offrirà di speciale churchadvisor?

Partecipazione. Churchadvisor non è un sito calato dall’alto, ma un contenitore in cui raccogliere le voci della Chiesa. E per Chiesa si intende anche il popolo di Dio. Quello a cui Papa Francesco ha chiesto la preghiera prima della benedizione, prendendosi la sua fetta di protagonismo. Con questo sito proviamo a portare un po’ di comunicazione dal basso – bottom up – nelle dinamiche ecclesiali.Senza però scadere in improbabili democratizzazioni. Cerchiamo semplicemente di seguire l’invito sempre vivo di “inculturare” il messaggio cristiano nel presente. Vogliamo insomma dare il nostro contributo perché la Chiesa “si traduca” nell’era di internet. Come? Utilizzando tutti gli strumenti più avanzati che sono a disposizione dell’uomo contemporaneo. Churchadvisor offre per il momento tre servizi. Il primo servizio è semplicemente informazione, notizie date con un linguaggio un po’ nuovo, che gli utenti possono commentare a mo’ di blog. Poi pubblichiamo ebook, libri digitali, con una logica di totale apertura lontana dalle dinamiche delle case editrici tradizionali. Insomma, proponeteci pure i vostri libri. Ma soprattutto, e il servizio sarà operativo al 100% molto presto, abbiamo mappato tutte le chiese del mondo, e chiunque abbia vissuto un’esperienza, buona o cattiva – nei limiti della buona fede e di un controllo di massima – può condividerla con il mondo, fornendo la propria valutazione. Sei stato ad un matrimonio di un lontano cugino e quella celebrazione ha fatto la differenza? Eri in vacanza e a Messa hai riscoperto l’incontro con il Signore? Hai partecipato ad una celebrazione talmente sconnessa che non sembrava neanche una Messa cattolica? Questo è il posto giusto per raccontarlo. Anche perché, con il crescere delle condivisioni, i fedeli potranno farsi una mappatura generale, sempre viva, della realtà ecclesiale, e così scegliere i posti adatti per la propria vita di fede. Insomma, questo sito ha l’ambizione di provare ad interpretare l’ecclesialità dell’era contemporanea.

Quante persone sono dietro a questo progetto?

È una comunità che sta crescendo piano piano: siamo agli inizi. Ma chiunque sia incuriosito o abbia voglia di provare a fare un salto di qualità nella vita di Chiesa su internet può contattarci e venire coinvolto.

Chi sono i destinatari di questa nuova piattaforma?

Tutti i cristiani che vivono la propria fede nella Chiesa cattolica. Anche quelli che non hanno più un gruppo di riferimento. La nostra speranza è che tanti cattolici che si sono allontanati dalle strutture più istituzionali della Chiesa possano ritrovare qui, in una realtà partecipata, anche un senso di appartenenza che hanno perduto.

Un sito dal nome inglese. Un caso o una scelta mirata?

Volenti o nolenti l’inglese è oramai diventato il latino dei tempi nostri. Una scelta di universalità. Icontenuti del sito per ora sono solo in italiano, ma stiamo lavorando alla versione inglese.

Churchadvisor terrà sotto osservazione l’attività del Papa o più in generale quella della Chiesa?

Più che tenere sotto osservazione vorrebbe dare vita, dare senso di appartenenza, dare partecipazione. Ovviamente il Papa è segno di unità per tutti i cattolici, quindi è al centro degli interessi della comunità. Infatti abbiamo inaugurato proprio all’inizio del conclave che ha portato all’elezione di questo Papa già così meravigliosamente amato….

Ecco, infatti: churchadvisor nasce in un momento particolare della vita della Chiesa: l’elezione del successore di Benedetto XVI. In uno dei tuoi articoli, volendo ironizzare sulla frenesia dei mezzi di comunicazione che fanno a gara per individuare il nome del futuro Papa, hai fatto l’identikit preciso dell’eletto: maschio, battezzato e verosimilmente non sposato! Qual è il profilo che i mass media, in particolare quelli cattolici, dovrebbero seguire nel proporre le notizie che riguardano l’universo religioso?

Intanto voglio sottolineare come il mio identikit alla fine ci abbia preso! Poi ci tengo a dire che abbiamo inaugurato regalando ai nostri visitatori un ebook dal titolo “Il conclave senza il morto” che ha semplicemente raccontato in forma digitale i candidati al ministero petrino. Compreso il Cardinale Bergoglio, che peraltro annotavo come possibile papabile. Quello che va detto è che noi cattolici dobbiamo ritrovare un linguaggio che talvolta fatichiamo a parlare. Dobbiamo ridare senso alle nostre strutture, ai nostri riti, alle nostre tradizioni in un’era in cui sono cambiate le menti delle persone e per farlo dobbiamo essere in grado di comunicarle, di trasformarle in linguaggiocondiviso. Dobbiamo insomma ritrovare una strada per portare il Vangelo in questo mondo fatto di byte e di reti. La sfida non è facile, perché la difficoltà di noi Chiesa di comunicare con il mondo riflette una difficoltà radicata oramai nei secoli di rappresentarci all’interno del mondo moderno. Comunque c’è solo da essere ottimisti. Ce l’abbiamo sempre fatta. Ce la faremo anche questa volta.Basta che ci mettiamo tutti d’impegno. E poi con Papa Francesco siamo in mani sicure.

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ROMA – Quando un Papa muore, oppure si dimette, come è capitato per Benedetto XVI, la Chiesa deve darsi un nuovo pastore. A tale scopo viene indetto il Conclave. Questo termine deriva dal latino “cum clave”, cioè “(sottointeso: chiuso) con la chiave” e indica il carattere di assoluta riservatezza con il quale si svolgono tutte le operazioni per scegliere il nuovo Papa.

Le operazioni che oggi si seguono per designare il successore di Pietro sono il frutto di una lunga evoluzione storica. Pare che Papa Lino, il primo a succedere al Principe degli Apostoli, fosse stato proprio indicato da Pietro. Nei primi secoli, sulla scia di quanto accadeva anche nelle altre diocesi, il papa veniva acclamato dal popolo romano. Tale prerogativa però, già a partire dal 336 per volontà di Papa Marco, fu ristretta al solo clero romano.

Colui che viene eletto in conclave cambia il proprio nome, in analogia con quanto avvenne all’apostolo Pietro che in origine si chiamava Simone. Il primo pontefice che modificò il proprio nome fu Giovanni II eletto il 2 gennaio 533. Egli si chiamava Mercurio e questo era un nome troppo pagano per il capo della cristianità!

Nel 1059 Papa Niccolò II  dispose che solo i cardinali appartenenti all’ordine dei vescovi potessero eleggere il Romano Potefice. Solo nel 1179 Papa Alessandro III (lo stesso che è all’origine della Sacra Giubilare di Grottammare) decise che ad eleggere il papa avrebbero concorso tutti i membri del collegio cardinalizio come ancora oggi avviene.

Come si diceva poc’anzi il nome conclave vuol dire “chiuso a chiave”. Alla morte di Clemente IV nel 1268, i 19 cardinali che si trovavano a Viterbo, città dove al tempo risiedevano i Pontefici, non riuscivano a mettersi d’accordo su chi sarebbe dovuto divenire il nuovo Papa. Fu così che i viterbesi decisero di rinchiudere a chiave i cardinali nel palazzo papale fino a quando non fossero giunti ad un accordo. Passarono ancora 1006 giorni prima che la cristianità ebbe finalmente un pastore nella persona di Teobaldo Visconti che prese il nome di Gregorio X.

L’ultima significativa modifica si deve in tempi più recenti all’azione di Paolo VI che con la lettera apostolica “Ingravescentem Aetatem” impedì  di partecipare al Conclave ai cardinali ultraottantenni. Questi ultimi possono invece prendere parte alle congregazioni generali che precedono il Conclave e che sono volte ad individuare le principali sfide che la Chiesa deve raccogliere e dunque alla stesura di un “identikit” del futuro Pontefice. Durante le Congregazioni Generali viene anche stabilita la data di inizio del Conclave.

Il Conclave ha inizio con la “Missa pro eligendo Romano Pontifice”, una speciale liturgia con la quale si chiede a Dio di illuminare tutti coloro che sono chiamati ad eleggere il nuovo Papa. Con una suggestiva processione nella quale si cantano le  litanie dei santi (vedi video) i cardinali si trasferiscono dalla Cappella Paolina alla Cappella Sistina dove si svolgeranno le operazioni di voto. L’ultimo ad entrare è il cardinale decano. I cardinali prendono posto nella parte della Cappella Sistina più vicina all’altare e sono disposti su file parallele in modo che si possano guardare. Una volta entrati, i cardinali procedono al giuramento col quale si impegnano a rispettare tutte le norme canoniche inerenti allo svolgimento del Conclave. Solo a questo punto il cerimoniere intima l’ “Extra omnes” (=fuori tutti!). Infine le porte della Cappella Sistina vengono chiuse e il suo spazio è interdetto a tutti coloro che per diritto non possono accedervi.

Nel primo giorno si procede ad una sola votazione (se questa ha luogo), mentre per tutti gli altri giorni sono previste 4 votazioni, due alla mattina e due al pomeriggio. Ad ogni cardinale viene data una scheda con scritto “Eligo in Summum Pontificem” (elecco come Sommo Pontefice…) sulla quale i cardinali devono esprimere il loro voto. In modo ordinato, un cardinale alla volta, davanti alla scena michelangiolesca del Giudizio Universale, si avvicina all’urna e, tenendo la scheda in modo ben visibile, pronuncia la formula “Testor Christum Dominum, qui me iudicaturus est, me eum eligere, quem secundum Deum iudico eligi debere” (=Chiamo a testimone Cristo Signore, il quale mi giudicherà, che il mio voto è dato a colui che, secondo Dio, ritengo debba essere eletto) e depone la scheda nell’urna. Terminata la votazione si procede allo spoglio delle stesse.

Se nessun cardinale ha ottenuto i 2/3 dei voti le schede vengono messe da parte e si procede con un’ulteriore votazione (in questo conclave, essendo i cardinali elettori 115, saranno sufficienti 77 voti per essere eletto Papa). Se anche in questa nessuno ha raggiunto il numero necessario di voti le schede vengono raccolte e bruciate insieme alle prime in un’apposita stufetta. Dal comignolo della Cappella Sistina uscirà un fumo nerò che indicherà, a quanti seguono il conclave da Piazza San Pietro, che ancora il Papa non è stato eletto.

Quando invece un candidato ha raggiunto il necessario numero di consensi, il cardinale decano si dirige verso l’eletto e gli domanda: “Acceptasne electionem de te canonice factam in Summum Pontificem?” (=Accetti la tua elezione canonica a Sommo Pontefice?). Se l’eletto risponde in modo affermativo, in quell’istante diventa Sommo Pontefice. Il cardinale decano gli pone ancora una domanda: “Quo nomine vis vocari?” (=Come vuoi essere chiamato?). Il neo-pontefice risponde col nome col quale vuole essere chiamato.

A questo punto l’eletto si sposta nella Stanza delle Lacrime, ovvero la sacrestia della Cappella Sistina, dove sono stati predisposti 3 abiti papali bianchi che siano adatti qualunque sia la taglia del nuovo Papa. In tale caso le schede vengono bruciate e dal comignolo della Cappella Sistina fuoriesce un fumo bianco che annuncia l’avvenuta elezione. Contestualmente suonano a festa anche le campane di San Pietro al fine di evitare ogni possibile fraintendimento sul colore del fumo!

Il Papa e i cardinali si spostano poi verso la loggia delle benedizioni. Qui il cardinale protodiacono annuncia ai fedeli presenti in Piazza San Pietro l’avvenuta elezioni: Annuntio vobis gaudium magnum: habemus Papam! Eminentissimum ac reverendissimum dominum, dominum (nome dell’eletto in accusativo latino), Sanctæ Romanæ Ecclesiæ Cardinalem (cognome dell’eletto non tradotto in latino), qui sibi nomen imposuit (nome pontificale in genitivo latino, seguito dall’eventuale aggettivo numerale ordinale). (=Vi annuncio una grande gioia: abbiamo il Papa! L’eminentissimo e reverendissimo Signore Signor (nome dell’eletto), Cardinale (cognome dell’eletto) di Santa Romana Chiesa, il quale si è imposto il nome di (nome pontificale). Vedi video

Fino al 1978, quando è stato eletto Giovanni Paolo II, il neo-pontefice doveva impartire solamente la benedizione. Fu il grande papa polacco a rompere la tradizione rivolgendo quelle parole che subito entrarono nel cuore di tutti. Anche Benedetto XVI, come il suo immediato predecessore, ha salutato la folla con parole che subito hanno messo in evidenza il suo carattere mite ed umile. Chissà cosa avrà da dirci il nuovo Pontefice…

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ROMA – Anche se la data del Conclave non è stata ancora fissata, tutta Roma si prepara al grande evento. La Cappella Sistina è stata chiusa al pubblico per consentire di svolgervi tutti gli interventi necessari per rendere lo spazio maggiormente idoneo alle operazioni di voto, giornalisti da tutto il mondo continuano ad affluire nella Città Eterna per assistere e documentare il grande evento. Anche nel cuore di Roma ci si prepara a questo particolare momento della vita della Chiesa. Siamo entrati nella sartoria che ha preparato i tre abiti papali di diverse misure, uno dei quali sarà indossato dal futuro Pontefice e abbiamo incontrato Lorenzo Gammarelli, uno dei tirolari della “Ditta Annibale Gammarelli” che nonostante abbia rilasciato in questi giorni più di una cinquantina di interviste, ha avuto la cortesia e la bontà di rispondere alle nostre domande. La sartoria Gammarelli è ubicata in via di Santa Chiara, nello stesso palazzo che ospita la Pontifica Accademia Ecclesiastica, l’istituzione che forma i sacerdoti destinati al servizio diplomatico della Santa Sede. Questa sartoria  è  un vero pezzo di storia, infatti da 6 generazioni la famiglia Gammarelli veste innumerevoli ecclesiastici.

Innanzitutto grazie per la sua disponibilità e per il tempo che ha trovato per rispondere alle domande della nostra intervista in questi giorni così intensi di lavoro per la vostra attività. Può spiegare ai nostri lettori qual è il campo nel quale voi siete specializzati?

La nostra “Ditta Annibale Gammarelli” è una sartoria ecclesiastica. Abbiamo l’onore di fornire i tre abiti che nei giorni del conclave troveranno posto nella Stanza delle Lacrime, la sacrestia della Cappella Sistina. Uno di questi abiti sarà indossato dal prossimo pontefice appena sarà eletto

In Vaticano fervono i preparativi in occasione del Conclave. Anche qui vi siete dati un gran da fare. Da qualche giorno gli abiti papali sono esposti in vetrina alla vista di curiosi e dei giornalisti di tutto il mondo. Quando saranno consegnati?

Gli abiti che sono nella nostra vetrina saranno consegnanti fra stasera e domani in Vaticano.

Nel giorno della vestizione, quando il papa sarà nella Stanze delle Lacrime, si avvarrà della vostra collaborazione?

No. La nostra collaborazione termina nel momento in cui consegniamo in Vaticano gli abiti che abbiamo preparato, anche perché, ovviamente, non possiamo entrare nel conclave una volta iniziato.

In esposizione nella vetrina ci sono le scarpe rosse. C’è stata durante il pontificato di Benedetto XVI una grossa bufala su queste scarpe: è stato più volte detto che erano state prodotte dal marchio Prada. Ci può dire qualcosa da esperto del settore?

La “notizia” delle scarpe Prada è stata smentita dall’Osservatore Romano e dalla stessa ditta Prada. Nonostante questo, se ne sente ancora parlare di tanto in tanto. Le scarpe rosse del papa sono di pelle rossa e per il conclave le fornisce proprio la nostra ditta.

I prodotti del vostro laboratorio sartoriale sono destinati solo ad alti prelati?

No. I nostri clienti vanno dai seminaristi, ai sacerdoti, ai vescovi  e ai Cardinali.

C’è qualche particolare articolo che i sacerdoti ricercano?

Mi dicono che siamo famosi per la qualità delle nostre talari.

Per quanto riguarda il settore della sartoria ecclesiastica, l’Italia è leader  nel mondo o deve temere la concorrenza di qualche altro paese?

Oserei dire, senza tema di essere smentito, che Roma è leader nel mondo per quanto riguarda la sartoria ecclesiastica, considerando che in Europa ci sono circa una trentina di sartoria di cui 10 qui a roma e altrettante nel resto d’Italia.

Questo articolo è stato ripreso dall’agenzia di informazione ZENIT e tradotto in tedesco: http://www.zenit.org/de/articles/das-gewand-das-der-neue-pontifex-tragen-wird-ist-bereit

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