Senza istruzione corriamo il rischio di prendere sul serio le persone istruite. G.K.C.

ROMA – Abbiamo intervistato Alessando Giosotti. Il Dottor Gisotti lavora da 14 anni presso la Radio Vaticana e da due anni ricopre il ruolo di vice-caporedattore. Insieme ai suoi colleghi, ogni giorno fa conoscere ai fedeli le parole che Papa Francesco pronuncia durante le omelie a Santa Marta.

Cosa si prova quando si partecipa ad una messa in Santa Marta?

Ho potuto partecipare ad una messa di Francesco a Santa Marta con i colleghi della Radio Vaticana e tra questi c’erano anche quelli che si occupano quotidianamente di redigere un servizio sull’omelia di Francesco.

Papa Francesco, come lui dice, è un pastore in mezzo alla gente e mi ha colpito perché la cappella di casa Santa Marta, che io conoscevo già, è molto piccola e quindi si crea fra il Pontefice e i fedeli un clima molto familiare.

Mi ha colpito anche il fatto che, alla fine della messa, Francesco vada a sedersi tra i fedeli per avere un momento di preghiera e di meditazione insieme a loro. Non si potrebbe mai capire Bergoglio senza questa dimensione di essere con il suo gregge.

Come avviene concretamente il vostro quotidiano lavoro che permette ai vostri ascoltatori di conoscere le omelie del Papa?

Mi fa molto piacere rispondere a questa domanda perché l’ascoltatore o il lettore del sito vede il nome Alessandro Gisotti, Alessandro De Carlolis e Sergio Centofanti, ormai sono anche in qualche modo abituati a questi redattori della Radio Vaticana che fanno questo lavoro, ma dietro questi nomi c’è un grandissimo lavoro di equipe.

In realtà, i miei colleghi ed io non siamo materialmente presenti alla messa della mattina a Santa Marta. Un tecnico registra materialmente l’omelia che il Papa pronuncia. Questa poi viene trascritta dalla segreteria di redazione. Infine quella trascrizione viene utilizzata per il servizio che ogni giorno coloro che sono affezionati a Radio Vaticana leggono o ascoltano.

Fra le tante omelie di Papa Francesco che hai ascoltato, quale ti ha maggiormente impressionato ed è rimasta impressa nella tua mente e nel tuo cuore?

Diciamo che è molto difficile rispondere a questa domanda, perché è come dire qual è il tuo passo del Vangelo preferito: sì, ce ne può essere uno, ma è anche vero che uno vede il Vangelo nella sua interezza.

Se proprio dovessi scegliere, direi che mi ha colpito quella in cui il Papa parla dei trafficanti d’armi che festeggiano nei saloni delle feste, mentre i bambini sono schiavizzati dalla guerra, oppure costretti a vagare nei campi profughi. Francesco ha dato un’immagine fortissima di quello che è la guerra: anche senza vederla, la vedevamo.

Nel post concilio alcuni settori della Chiesa, maggiormente legati alla tradizione e al conservatorismo, si sono lamentati della sempre più scarsa menzione del diavolo nelle catechesi e nelle omelie. Papa Francesco parla spesso del maligno, più dei suoi predecessori messi insieme, eppure curiosamente questi stessi settori oggi lo criticano. Puoi fare una riflessione su questo?

Sicuramente Francesco è un uomo che, già prima di essere il successore di Pietro, se uno va a vedere quale è stato il suo ministero come vescovo a Buenos Aires, ha sempre parlato in modo molto chiaro. Mi vengono in mente le parole di Karol Wojtyla che diceva che Cristo è misericordioso ed esigente allo stesso tempo, perché nomina il bene e il male per nome. È quello che fa Francesco: questo forse a volte è destabilizzante, perché davvero non ha delle mediazioni.

Per lui il demonio è una presenza, molto reale, molto presente nelle guerre, nelle crisi, nei conflitti, nelle chiacchiere. Francesco è un pastore e come tale mette in guardia il gregge dai vari pericoli che provengono dal maligno.

Secondo me Francesco sfugge alle categorie di “conservatore” e “progressista”: è un Papa estremamente originale, fin dal nome che ha scelto. Ciò richiede a noi credenti, a noi cattolici, una maggiore attenzione a quello che fa e a quello che dice prima di incasellarlo in categorie che poi vengono buttate all’aria ogni giorno.

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