Senza istruzione corriamo il rischio di prendere sul serio le persone istruite. G.K.C.

Si è svolto a Madrid dal 9 all’11 dicembre un corso di formazione sui temi della comunicazione rivolto ai membri della Consiglio delle Conferenze E episcopali Europee (CCEE). Fra i vari esperti di comunicazione che hanno tenuto il corso, c’era anche Martina Pastorelli, fondatrice di Catholic Voices Italia (www.catholicvoicesitalia.it). L’abbiamo intervistata per fare un punto della situazione sul rapporto fra Chiesa e comunicazione.

Come è nato il corso che si è tenuto a Madrid?

Penso che il corso, che è stato promosso dalla Commissione Episcopale per le Comunicazioni Sociali del CCEE e organizzato dalla Fondazione Carmen de Noriega, sia frutto della volontà della Chiesa di “leggere i segni dei tempi”: si sta facendo strada la consapevolezza che per rispondere alle sfide poste dalla società attuale si debbano cercare modi che comunichino con linguaggio comprensibile la perenne novità del Cristianesimo. In questo senso, l’approccio di Catholic Voices rappresenta uno strumento prezioso a disposizione dei cattolici per dialogare con la cultura contemporanea, giacchè li aiuta a rendere vivibili e appetibili i valori cristiani anche per persone di sensibilità diverse. Si tratta di un passaggio fondamentale, perché come ci insegna Papa Francesco, è da questa proposta che poi vengono le conseguenze morali. I vescovi hanno apprezzato molto come il reframing di Catholic Voices metta la comunicazione al servizio di un’autentica cultura dell’incontro.

Quali temi in particolare sono stati affrontati?

Tutti quelli su cui la Chiesa e la società civile tendono ad entrare in collisione (aborto, famiglia, sessualità, procreazione assistita, libertà religiosa, ecc): Catholic Voices le chiama ‘questioni nevralgiche’ perché toccano i nervi scoperti delle persone, e le traduce in occasioni per vivere e comunicare la fede in un modo tale che gli altri percepiscano l’impegno della Chiesa e dei cattolici come contributo al bene comune e non come un pericolo da cui difendersi.

Possiamo dire che la Chiesa è nata come strumento di comunicazione per annunciare a tutti la buona notizia di Cristo morto e risorto. Quali sono oggi i punti di forza della Chiesa nel campo della comunicazione?

A dispetto delle apparenze, i tempi che stiamo vivendo sono una grande opportunità per una nuova evangelizzazione. Per attuarla – ci spiega il Papa – alla Chiesa serve un nuovo slancio missionario, che richiede il coraggio e la pazienza di ascoltare l’altro per poi andargli incontro partendo da ciò che abbiamo in comune, in primis il bisogno di amare ed essere amati. Punto di forza della Chiesa è proprio il suo essere “esperta in umanità”. Se aggiungiamo anche quella straordinaria risorsa (vera e propria “medicina”) che è la misericordia – intesa come capacità di mostrare il volto misericordioso di Cristo – si capisce che la Chiesa ha davanti a sé un’occasione straordinaria per arrivare al mondo intero.

E invece quali sono le criticità? Quali sono gli errori più frequenti?

Sono diversi: ad esempio chiudersi nel recinto della rabbia e delle paure (per questo il Papa parla invece sempre di aprirsi); praticare quella che Francesco ha definito “fede da tabella” (che esclude chi dà fastidio o non rispetta i nostri ritmi); lavorare solo con formule che, pur vere, non vengono più intese nel mondo di oggi. Anzichè predicare complesse dottrine – il che ovviamente non esclude l’annuncio della Verità – oggi serve incontrare, dialogare e testimoniare per trasmettere la bellezza della proposta cristiana, la sua “convenienza” inclusiva, il suo impegno per la dignità di tutto l’uomo e di ogni uomo.

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