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Archivi del mese: settembre 2019

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LE FOTOCOPIE NON VANNO MAI RITAGLIATE

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SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Si apre anche nella nostra Città il dibattito sul suicidio assistito e sull’eutanasia. L’occasione è data da una “vela” che da qualche giorno è esposta in Viale dello Sport e che mostra l’immagine di una donna e una scritta: «Lucia, 45 anni, disabile. Potrà farsi uccidere. E se fosse tua mamma? #NOEUTANASIA».

Leggi l’articolo #noeutanasia. Campagna per la Vita contro l’eutanasia, un video per dare la sveglia

Si tratta di una campagna che intende sensibilizzare (condivisibile o meno) le persone sulla possibile introduzione nel nostro ordinamento giuridico dell’eutanasia e del suicidio assistito. L’iniziativa è promossa da Pro Vita & Famiglia, un’organizzazione pro life che da anni si batte – sia in ambito culturale che legislativo – perché la vita sia rispettata dal concepimento fino alla morte naturale.

Sul fronte opposto si sono schierati alcuni militanti di Rifondazione Comunista che a loro volta hanno fatto una vela di risposta con scritto: «Se fosse nostra madre dovrebbe poter scegliere (e sì, anche se fosse la vostra) #PROVITADIGNITOSA».

In tale contro-campagna, si può vedere un’inedita convergenza fra le istanze dei comunisti e quelle dei radicali. Come è noto, sono proprio i radicali a portare avanti la battaglia a favore dell’eutanasia e del cosiddetto “diritto di scelta”, usato come un grimaldello per guadagnare consensi, evitare la complessità del problema e celare il vero fine di tutta l’operazione.

Al contrario, la questione andrebbe affrontata non solo in termini individuali, ma sociali, come ha fatto il Cardinale Gualtiero Bassetti, Presidente della Cei, il quale ha affermato che «la volontà di togliersi la vita, anche se attraversata dalla sofferenza e dalla malattia, rivela una mentalità diffusa che porta a percepire chi soffre come un peso. Il malato sperimenta, poi, di essere un peso perché l’assistenza assume un volto sempre meno umano e sociale; sulla bilancia dei costi e dei benefici, la cura di cui ha bisogno diventa sconveniente e gravosa».

L’alto prelato ha messo in evidenza il vero nodo della questione: al di là delle disposizioni soggettive del singolo individuo, il malato viene percepito dai fautori della visione liberista (alla quale i radicali fanno riferimento) come un costo sociale da abbattere. Per tale motivo, secondo Bassetti «dobbiamo guardarci dall’entrare anche noi, presto o tardi, nel vortice dell’indifferenza e dal cinismo economicista che genera una mentalità che guarda solo all’efficienza».

Viene dunque da chiedere ai militanti di Rifondazione Comunista che si sono uniti alla causa radicale: Che fine ha fatto la vostra lotta in difesa dei più deboli? Non sono anche i malati da annoverare fra gli indifesi? Ci si schiera con gli ultimi solo se sono ultimi in termini economici?

Bassetti non elude neppure la questione del cosiddetto diritto di autodeterminarsi: «Essi (i sostenitori dell’eutanasia, ndr) ritengono che esaudire chi chieda di essere ucciso equivalga a esaltarne la libertà personale. In che modo, però, può dirsi accresciuta la libertà di una persona alla quale, proprio per esaudirla, si toglie la vita?».

«L’introduzione dell’eutanasia – ha affermato ancora il Presidente della Cei – aprirebbe anche ad altri scenari: indurrebbe a selezionare, mediante la formulazione di appositi parametri sanciti dallo Stato, chi debba essere ancora curato e chi non ne abbia il diritto. Il caso di Charlie, il piccolo britannico al quale è stata negata, contro il parere dei genitori, l’opportunità delle cure, rappresenta in tal senso un caso emblematico».

La posizione della Chiesa in difesa della vita e dei malati, vale la pena sottolinearlo, non ha nulla di ideologico e non è neppure dettata in senso stretto da questioni di fede, ma si propone come una strenua e appassionata difesa della dignità umana, dignità compromessa sempre più da visioni utilitariste e di carattere economico che, senza esagerazione, fanno tornare in mente gli anni più bui dello scorso secolo, quando in Germania furono eliminate col programma Acktion T4 quelle che erano considerate “vite indegne di essere vissute”.

Anche Papa Francesco è intervenuto recentemente in merito affermando: “La pratica dell’eutanasia, divenuta legale già in diversi Stati, solo apparentemente si propone di incentivare la libertà personale; in realtà essa si basa su una visione utilitaristica della persona, la quale diventa inutile o può essere equiparata a un costo, se dal punto di vista medico non ha speranze di miglioramento o non può più evitare il dolore.
L’impegno nell’accompagnare il malato e i suoi cari in tutte le fasi del decorso, tentando di alleviarne le sofferenze mediante la palliazione, oppure offrendo un ambiente familiare negli hospice, sempre più numerosi, contribuisce a creare una cultura e delle prassi più attente al valore di ogni persona».”

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Il gesuita Giovanni Sale ha analizzato il concetto di laicità nel cristianesimo, nell’ebraismo e nell’islam e in un saggio apparso oggi sull’ultimo numero de La Civiltà Cattolica dal titolo Laicità dello stato e religioni monoteiste.

Il religioso è partito dalla constatazione che nell’Occidente cristiano si è affermata una distinzione fra sfera politica e sfera religiosa a partire dalle celeberrime parole di Gesù «Date a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio». Secondo padre Sale, «questo “dualismo cristiano” ha impedito, già dai primi secoli della Chiesa, di identificare “le cose di Dio con quelle di Cesare”, cioè la teologia e la politica, le istituzioni religiose e quelle temporali».

Nel corso della sua evoluzione storica, il concetto di laicità si è differenziato in Occidente a seguito dei due eventi: la Rivoluzione Francese e la Rivoluzione America. Se in Francia la laicità si è tradotta in un distacco della politica dalla religione, negli Stati Uniti essa ha comportato un positivo riconoscimento di tutte le esperienze religiose.

Secondo l’insigne gesuita, per quanto riguarda il nostro continente «la laicizzazione dello Stato comportò, nella maggior parte dei Paesi dell’Europa occidentale, il trasferimento alle autorità secolari di competenze e di istituti che in precedenza erano considerati di esclusiva pertinenza delle autorità religiose. Infatti, nella società sacrale dell’ancien régime alcune funzioni, come la giustizia, l’ordine pubblico e la difesa dello Stato mediante l’esercito, erano riservate allo Stato; altre, invece, come la celebrazione del matrimonio, la conservazione dei registri anagrafici, la gestione dei cimiteri, la formazione scolastica (compresa quella di livello universitario) e la tutela della salute dei sudditi, nonché altre opere di impegno sociale, erano considerate di competenza della Chiesa».

Dopo aver analizzato cosa significhi laicità per l’ebraismo e per l’islam, padre Sale afferma: «il concetto di laicità degli ordinamenti politici secondo la prospettiva weberiana, alla luce della nostra analisi, risulta essere un principio ordinatore prettamente occidentale, frutto di un particolare processo storico attivato dalla concorrenza e, nello stesso tempo, dalla collaborazione tra due ordinamenti diversi – quello secolare e quello religioso – per la guida della cristianità». Questo significa che «lo Stato moderno e secolare è nato in Europa attraverso un processo di “sottrazione” di compiti che in passato rientravano nell’ambito del sacro». Di conseguenza «questo processo, nel suo divenire storico, è stato a volte traumatico e doloroso, ma alla fine ha posto le basi per una pacifica convivenza tra Chiesa e Stato, tra la sfera religiosa e quella politica, nel reciproco riconoscimento e legittimazione».

Pertanto, conclude padre Sale, «questo modello non può essere esteso in modo indiscriminato ad altre culture giuridico-istituzionali, come quella tradizionale islamica, senza correre il rischio – come è accaduto in passato – di innescare processi storico-sociali di forte opposizione e di netto rifiuto nei confronti dei valori occidentali». In particolare «deve essere esso stesso a creare, con le sue categorie giuridiche, religiose e culturali, una propria sintesi, cioè una ricomposizione «tutta islamica» dei rappor- ti tra autorità politica e autorità religiosa, tanto più che il Corano a tale riguardo, soprattutto nella materia dell’organizzazione dello Stato, lascia ampia libertà di scelta».

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