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Archivi del mese: agosto 2014

L’imminente festa dell’assunzione di Maria in cielo ci dà l’opportunità di riflettere sul rapporto che i cristiani hanno con la materia. Spesso la religione è vista come una “spiritualità” se non addirittura come un’astrazione. Ma il cristianesimo non si autoconcepisce così. Se diamo uno sguardo alle principali verità della fede cristiana, esse hanno tutte una relazione con la materia.

Partiamo dalla creazione. Nella prima parte del Credo affermiamo di credere “in Dio Padre onnipotente creatore del cielo e della terra, di tutte le cose visibili ed invisibili”. È un mistero nel vero senso della parola che ci lascia a bocca aperta! È davvero qualcosa che desta stupore il fatto che un Dio puramente spirituale abbia creato un universo materiale.

Passiamo poi a riflettere sul Mistero dell’Incarnazione. In questo evento ammiriamo come il Verbo di Dio abbia assunto un corpo materiale.

E quel corpo materiale è lo stesso che è risorto la domenica di Pasqua: Dio ha risuscitato Gesù col suo corpo e con la sua anima.

Ancora. La grazia invisibile di Dio continua a comunicarsi attraverso la materia: riceviamo il battesimo con l’acqua, veniamo cresimati con l’olio, riceviamo la persona di Cristo attraverso il pane e il vino consacrati.

Il cristianesimo dunque, come dicevamo, non si presenta come una vaga spiritualità nella quale l’uomo si relazione con Dio nell’intimo della sua coscienza, ma fa esperienza del divino attraverso dei segni materiali.

Alla fine dei tempi, anche i nostri corpi risorgeranno. Molto spesso nella catechesi si insiste sull’immortalità dell’anima e si invita a credere nella vita oltre la morte. Ma questa dottrina non è esclusiva del cristianesimo. Non che non sia vera, ma non è una sua peculiarità. Infatti già i greci credevano nell’immortalità dell’anima.

Il cristianesimo crede che non solo l’anima vivrà in eterno, ma anche il corpo. Il Dio cristiano si presenta come il salvatore di tutto l’uomo, sia della sua parte spirituale, sia di quella materiale. Se ci pensiamo bene, è il corpo a distinguerci gli uni dagli altri: se Dio salvasse solo l’anima, la nostra salvezza sarebbe monca.

Il tempo che viviamo è quello compreso fra la resurrezione di Cristo e quella di tutti gli uomini. In questo periodo Dio ha voluto fornirci un segno di speranza nell’assunzione di Maria in cielo, come per dirci che il nostro destino in lei è già realtà.

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L’11 agosto del 1264, esattamente 750 anni fa, veniva istituita, ad opera del pontefice Urbano IV, la festa del Corpus Domini. Secondo la tradizione, la bolla papale faceva seguito al prodigioso fatto avvenuto nella chiesa di Santa Cristina a Bolsena: un sacerdote boemo, durante la celebrazione della messa, dopo avere dubitato della reale presenza di Cristo nell’ostia, vide stillare gocce di sangue dal pane consacrato, gocce che caddero sul corporale, lo stesso che oggi è venerato nel duomo di Orvieto.

Per onorare questo miracolo, come si diceva, il papa avrebbe istituito la Festa de Corpus Domini. Ma dello straordinario avvenimento non c’è nessuna traccia nella bolla papale. Lo storico dunque potrebbe dubitare del collegamento fra il prodigio e l’istituzione della festa, ma non potrebbe dubitare dell’amore di Papa Urbano IV verso l’Eucaristia.

Infatti la vita di Giacomo Pantaleone, questo il nome di battesimo di papa Urbano IV, è piena di vicende ed esperienze legate al culto eucaristico. Fra il 1242 e il 1243 fu nominato arcidiacono di Liegi, città belga dove era sorta una gran devozione verso l’eucaristia, grazie alla mistica agostiniana Giuliana di Mont- Cornillion che convinse nel 1246 il vescovo di Liegi ad onorare il Santissimo Sacramento con una solenne processione.

In seguito Giacomo divenne Patriarca di Gerusalemme per volontà di Papa Alessandro IV. Anche in questa città l’eucaristia veniva grandemente onorata. In particolare c’era l’usanza di conservare il pane consacrato all’interno del santo sepolcro. Non è un caso dunque che, una volta divenuto Papa col nome di Urbano IV, Giacomo Pantaleone abbia indirizzato la bolla Transiturus proprio al Patriarca di Gerusalemme.

Ma veniamo alla lettura di alcuni passi della bolla. Lo stile è di rara bellezza e mostra tutta la cultura di Urbano IV. Il Papa afferma che, grazie alla celebrazione eucaristica, noi possiamo afferrare concretamente ciò che ricordiamo. Infatti “le altre cose di cui facciamo memoria, noi le afferriamo con lo spirito e con la mente, ma non otteniamo per questo la loro reale presenza. Invece in questa sacramentale commemorazione del Cristo, anche se sotto altra forma, Gesù Cristo è presente in noi con la propria sostanza”.

Un’altra singolarità dell’eucaristia, secondo il Papa, sta nel fatto che donatore e dono sono nel pane eucaristico la stessa cosa: “O singolare e meravigliosa generosità, dove il donatore viene in dono e ciò che è donato è totalmente identico al donatore!”.

L’eucaristia è poi vista come naturale rimedio alla colpa del peccato originale: come a causa di un cibo è avvenuto il peccato, a causa del cibo è avvenuta la redenzione: “Il gustare ha ferito e il gustare ha guarito. Vedi, perché da dove è nata la ferita, è uscito anche il rimedio, e da dove si è introdotta la morte di lì è uscita fuori la vita”.

Nell’eucaristia, sempre secondo il Papa, si può riscontrare una struttura confacente a quella dell’uomo: “È stata anche una preziosa liberalità e una conveniente operazione, che il Verbo eterno di Dio, che è cibo e nutrimento della creatura razionale, fattosi carne, elargisse se stesso in alimento alla carne e al corpo della creatura razionale, cioè l’uomo”.

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GROTTAMMARE – Da qualche settimana, ogni sabato a partire dalle 23.00, presso la chiesa di San Giovanni Battista di Grottammare si recita il rosario in onore di “Maria che scioglie i nodi”. Molti fedeli si ritrovano in chiesa per pregare e cantare insieme. Il momento più suggestivo avviene quando fra il terzo e il quarto mistero i fedeli si mettono in fila per deporre ai piedi dell’immagine di Maria un nastrino con un nodo.

La devozione a Maria che scioglie i nodi è stata introdotta a Grottammare dal signor Mimmo Cuzzilla con l’aiuto del parroco don Giorgio Carini. Il signor Cuzzilla si è avvicinato alla devozione a Maria che scioglie i nodi la notte del 21 ottobre 2005, quando si è ritrovato a recitare il rosario nella chiesa di Sant’Anastasia a Roma. Nella stessa chiesa ha conosciuto colei che poi sarebbe diventata sua moglie. Il signor Cuzzilla ha un sogno nel cuore, quello di costruire la prima chiesa in Italia interamente dedicata a Maria che scioglie i nodi.

Ma qual è l’origine dell’immagine di Maria che scioglie i nodi e della devozione ad essa legata? Questa immagine è stata dipinta nel 1700 dal pittore tedesco Johann Georg Schmidtner per la chiesa di San Pietro, nella città di Augusta, su commissione del facoltoso prelato Hieronymus Ambrosius Langenmante.

Il soggetto del quadro si ispira probabilmente a un passo dell’Adversus Haereses nel quale Sant’Ireneo di Lione scrive: “Il nodo della disobbedienza di Eva ha avuto la sua soluzione con l’obbedienza di Maria; ciò che la vergine Eva aveva legato con la sua incredulità, la vergine Maria l’ha sciolto con la sua fede”.

Nel dipinto infatti possiamo vedere un angelo che porge alla Vergine un filo pieno di nodi. La Madonna scioglie i nodi dando la parte sbrogliata ad un altro angelo.

Maria viene raffigurata come la donna dell’apocalisse: sul capo ha una corona di 12 stelle, con il piede schiaccia il serpente e tutta la sua figura si erge su uno spicchio di luna.

La Vergine compie la complessa operazione di sciogliere i nodi fra i cori angelici e sotto la protezione dello Spirito Santo, rappresentato dalla colomba che possiamo vedere sopra al suo capo.

Nella parte bassa del dipinto vediamo l’arcangelo Raffaele mentre accompagna Tobia verso la città dove il giovane israelita troverà Sara, la sua futura moglie. La tradizione racconta che il nonno di Hieronymus Ambrosius avesse avuto dei problemi di carattere sentimentale, risolti dopo aver invocato l’intercessione della Madonna. Ciò spiegherebbe la presenza di questo tema biblico nella tela.

L’immagine della Madonna che scioglie i nodi è diventata nota negli ultimi tempi perché particolarmente cara a Papa Francesco. Verso la metà degli anni Ottanta, Bergoglio si recò per motivi di studio in Germania, ebbe modo di vedere la tela e ne rimase affascinato. Tornato in Argentina e contribuì a diffonderne il culto.

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