Senza istruzione corriamo il rischio di prendere sul serio le persone istruite. G.K.C.

Archivi del mese: febbraio 2007

Chissà cosa pensa dall’alto del paradiso l’anima valorosa ed eroica del Beato August Clement von Galen, il vescovo di Monaco che si oppose durante il nazismo alla politica eugenetica di Hitler. Eh sì, perché sicuramente vede dall’alto del cielo nella società di oggi elementi di continuità con quanto di più atroce accadde sotto il nazismo. Fortunatamente quaggiù sulla terra ci ha pensato il Papa a mettere in guardia tutti gli uomini a riguardo della cultura anti-vita che si sta facendo largo col discorso pronunciato sabato davanti ai membri della Pontificia Accademia per la Vita. Il Papa ha puntato il dito contro:

1)      le forti pressioni per legalizzare l’aborto nei paesi dell’America Latina e in quelli in via di sviluppo

2)      l’incremento delle politiche per il controllo delle nascite (di chiaro sapore Maltusiano nda)

3)      l’uso di tecniche eugenetiche alla fine di ottenere il figlio perfetto (in piena continuità con la logica nazista di cui si diceva poco prima)

4)      i tentativi di legalizzare l’eutanasia (anche qui il legame con Hitler è forte)

Il Papa ha poi costatato che oltre a questa cultura anti-vita l’istituto della famiglia viene screditato con l’istituzione di forme alternative al matrimonio. La distruzione della famiglia, vecchio sogno dell’ideologia comunista, sta avvenendo con la complicità dei mezzi di informazione e di potenti lobby come già il Santo Padre aveva fatto notare in un precedente discorso pochi giorni fa.Il mio augurio è che la gente comune comprenda questo importantissimo monito del Papa, non interpretandolo come fanno i suoi detrattori come una ingerenza. La Chiesa su questi temi morali ha piena competenza, come anche sancisce l’articolo 7 della costituzione, e la vera vergogna è che sia solo la voce della Chiesa a levarsi in difesa della vita e della famiglia.

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Josè Socrates, primo ministro socialista portoghese, ha dichiarato che anche se il quorum per il referendum in favore della depenalizzazione dell’aborto non è stato raggiunto, si atterrà alla maggioranza dei voti espressi… Insomma questo scarso rispetto delle regole democratiche che questi signori cercano di aggirare in tutti i modi pur di imporre il loro modo di pensare, mi ricorda tanto un proverbio della saggezza popolare sambenedettese: “Eddaje eddaje (=eddai eddai) la cipolla diventa aglie (aglio)” cioè a forza di insistere e di forzare, si riesce a modificare la realtà delle cose… spero solo che la maggioranza dei portoghesi abbia votato “NO” in modo da vanificare tutti i poco democratici progetti di Socrates… Si preparino comunque i portoghesi a sentire il solito noiosissimo rosario laicista “i portoghesi non sono ancora maturi”, “questo voto non ammodernerà il paese”, “le donne continueranno ad abortire clandestinamente” ecc ecc.

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Vittorio Messori ha chiesto di organizzare un gruppo di esperti che contrasti le continue e spesso infondate accuse mosse contro il cattolicesimo sulla scia di quello che hanno fatto i nostri “fratelli maggiori” formando la Anti Defamation League. Il presidente di questa associazione, Abramo Foxman, ha dichiarato l’idea bizzarra visto che il cristianesimo non è minacciato, a suo dire, da nessuno… leggete quanto segue e vedete voi se dare ragione a Messori o a Foxman!

Da “Il Giornale” del 12/1/2007

Può la tradizionale devozione della Via Crucis essere definita espressione di un «disegno criminoso»? Può un’innocua sequenza di «stazioni» che ricordano la passione di Cristo, composta da qualche piccola lapide, bassorilievo e lumino, sistemata in privatissimi terreni agricoli dai loro legittimi proprietari, diventare «un pericolo per la salute e l’incolumità fisica» delle persone? In Italia si aprono discoteche che costringono interi quartieri a sorbirsi, loro malgrado, i decibel d’ordinanza; c’è chi alleva abusivamente tigri o serpenti nel giardino dietro casa, chi celebra messe nere. C’è chi prega Allah a cielo aperto, sul pubblico marciapiede. Ma realizzare sulla tua proprietà un’innocua Via Crucis, no, questo non puoi farlo. E se lo fai, si trova sempre un magistrato pronto a sentenziare che quella pratica devozionale rappresenta un «disegno criminoso».Quella di Ortensio Sassi, Maria Grazia Zaccaria, Roberto Albertelli e Dolores Coleschi è una storia paradossale. Dal 2003, le due coppie, abitanti nella campagna di Castrocaro Terme, hanno «installato» una Via Crucis, con le tradizionali quindici stazioni, e una croce alta sette metri e illuminata al neon (ma che si spegne puntualmente a mezzanotte). Tutto ciò all’interno di un terreno agricolo di proprietà e con tanto di autorizzazioni dell’amministrazione comunale. E dopo aver avvertito il vescovo e il parroco, che nulla avevano, né potevano avere, in contrario. Ogni venerdì sera, ad esclusione del Venerdì Santo – quando le famiglie partecipano alla funzione in parrocchia – i Sassi e gli Albertelli radunano un gruppetto che varia da cinque a quindici persone, e dalle 21 alle 22.15 percorrono, pregando, i circa 550 metri di viottolo lungo cui si snodano le stazioni. Le auto dei presenti vengono parcheggiate in un’area predisposta a questo scopo nella proprietà degli Albertelli fin dal 1988. In occasione della prima Via Crucis, il 1° venerdì di settembre 2003, la signora Coleschi ha avvisato la polizia municipale di Castrocaro, informando che la preghiera ci sarebbe stata ogni venerdì. Quella prima sera, una pattuglia di vigili urbani aveva percorso lentamente la strada privata che attraversa le proprietà delle famiglie per osservare quanto stava accadendo. Che cosa può esserci di male, vi chiederete, in un gruppuscolo di fedeli che decide di ricordare ogni settimana la morte di Gesù, leggendo brani del Vangelo? A cinque vicini, la storia non è proprio andata giù. Per loro, quelle piccole lapidi e quel viottolo rappresentano una minaccia. Così hanno presentato un esposto, scrivendo che «la tranquilla amena località… subiva profondi, ma innaturali mutamenti, destinati ad incidere pesantemente sulla vita quotidiana dei residenti e con ripercussioni sulle proprietà di questi ultimi… Sembra che abbiano intrapreso il progetto di trasformare la zona in “zona di culto”». Nell’esposto, i cinque firmatari chiedono alla magistratura di «accertare l’avvenuta modifica dello stato morfologico dei luoghi, nonché il conseguente disagio ambientale», e pure i disagi derivanti dall’aver trasformato – affermano – «un paesaggio da agricolo a pubblico». Peccato che il terreno pubblico non sia, ma si tratti di proprietà privata. Infine, i firmatari chiedono alla Procura di Forlì di accertare «la ricorrenza di condizioni di pericolo per la salute e l’incolumità fisica e il patrimonio».  Sembra incredibile, eppure il Tribunale ha condannato le famiglie Sassi e Albertelli, con decreto penale del 15 settembre 2006, per aver realizzato la Via Crucis in casa loro. Sarebbe come se un giudice condannasse qualcuno per aver installato un «percorso-vita» nel bosco di proprietà dietro casa, o per aver esposto variopinti nanetti o puffi nel viottolo che porta al garage. «In nome del popolo italiano», il giudice Giovanni Trere, ha giudicato i quattro promotori colpevoli di «reato continuato» (art. 81 del codice penale), «disturbo delle occupazioni e del riposo delle persone» (art. 659), mancato «avviso al Questore». Avrebbero agito «operando in concorso tra di loro ed in esecuzione di un medesimo disegno criminoso» realizzando «strutture di carattere religioso». Gli interessati, ai quali è stata comminata un’ammenda di mille euro a testa ed è stata proposta l’estinzione della pena grazie all’indulto, hanno invece fatto ricorso.  «La sentenza – spiega al Giornale Ortensio Sassi, di professione analista informatico – non ha tenuto conto che la croce e il terrapieno per il parcheggio sono stati realizzati nella proprietà privata e con autorizzazioni comunali; che non doveva essere avvisato il Questore perché la Via Crucis non si svolge in luogo pubblico ma in un terreno agricolo privato, che le “stazioni”, cioè le lapidi sono un libero arredo in proprietà privata. Quanto al disturbo del riposo delle persone, beh, deve sapere che uno dei firmatari abita a Bologna, altri due a ben 100 metri dal luogo del nostro passaggio».  C’è di più. Spesso e volentieri, proprio in concomitanza dell’inizio della Via Crucis, da una casa vicina c’è chi attacca a tutto volume uno stereo che ha le casse all’esterno, per disturbare il gruppetto di persone in preghiera e i loro «criminosi disegni», fatti di Paternoster e Avemarie.

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